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Respinto il ricorso tramonta il progetto della diga sull’Adige

Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha messo il punto definitivo sulla centrale della Lagarina Hydro srl

CASTELBALDO. Un nuovo punto sopra un progetto che ormai compie tre anni. Forse il punto definitivo. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, con sentenza 56/18 del 6 aprile scorso, ha respinto il ricorso della Lagarina Hydro srl, società di Limena che nella primavera 2015 aveva presentato un progetto per realizzare una diga sull’Adige. Tra Castelbaldo, Terrazzo e Badia Polesine – dunque a cavallo tra Bassa padovana, Polesine e Basso veronese – la società padovana aveva proposto di real ...

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CASTELBALDO. Un nuovo punto sopra un progetto che ormai compie tre anni. Forse il punto definitivo. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, con sentenza 56/18 del 6 aprile scorso, ha respinto il ricorso della Lagarina Hydro srl, società di Limena che nella primavera 2015 aveva presentato un progetto per realizzare una diga sull’Adige. Tra Castelbaldo, Terrazzo e Badia Polesine – dunque a cavallo tra Bassa padovana, Polesine e Basso veronese – la società padovana aveva proposto di realizzare una centrale idroelettrica in grado di produrre una potenza massima di 11 mila kilowattora e di una potenza media di 8 mila, grazie a un salto di cinque metri delle acque dell’Adige.

Ne era nata una mobilitazione generale: associazioni, sindaci, consorzi di bonifica e categorie imprenditoriali. Tutti contro questo progetto, che avrebbe potuto snaturare il regolare percorso del fiume, compromettere l’ecosostenibilità del corso d’acqua e la sicurezza in caso di forte maltempo, creare anche grossi problemi alle attività agricole del luogo. Tra i vari aspetti tecnici, era emerso inoltre il rischio di un aumento della risalita del cuneo salino.

Lo ricorda e lo conferma anche il consorzio di bonifica Adige Po, che in una nota diffusa ieri ha spiegato: «I consorzi Adige Po di Rovigo e Delta del Po di Taglio di Po presero una posizione netta nei confronti del progetto presentato, redigendo dettagliate controdeduzioni ed osservazioni circa le problematiche di trasporto solido, riduzione di portata a valle, disequilibrio, erosione, deposito sulla linea di costa e risalita del cuneo salino».

Erano quindi arrivati i “no” ufficiali all’iniziativa da parte dell’Autorità di bacino del fiume Adige, della Commissione tecnica della Regione Veneto e del Genio civile di Rovigo. La Lagarina Hydro, in particolare, non aveva accettato di buon grado la decisione della Regione Veneto, presentando quindi ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma, citando in giudizio la Regione e anche il consorzio di Bonifica Delta del Po che aveva avuto parte attiva nel divulgare le problematiche legate alle conseguenze del progetto, elaborando una corposa relazione di osservazioni negative al progetto. Il Tribunale ha respinto il ricorso, ponendo le spese di giudizio a carico della stessa Lagarina Hydro, dando quindi ragione alle tesi ed alle osservazioni prodotte dal consorzio di bonifica stesso ed alle decisioni istituzionali della Regione. «È la testimonianza concreta che quando il territorio si unisce compatto, i risultati arrivano» commenta Francesco Peotta, sindaco di Barbona, tra i primi a mettere in dubbio la diga sull’Adige.

Nicola Cesaro