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L’airone guardabuoi “padrone” dell’area umida creata dal fiume

SELVAZZANO. Sono una cinquantina le specie di uccelli e altri animali che nell’arco delle quattro stagioni soggiornano nell’Oasi del Bacchiglione, lungo il fiume ma soprattutto tra la vegetazione...

SELVAZZANO. Sono una cinquantina le specie di uccelli e altri animali che nell’arco delle quattro stagioni soggiornano nell’Oasi del Bacchiglione, lungo il fiume ma soprattutto tra la vegetazione del “mojasso”, la zona umida che nei periodi di piena si estende su 5.500 metri quadri, dove ci sono i ruderi ormai coperti dall’edera dell’abitazione che un tempo era della famiglia Garro. Tra le varietà che in questo paradiso terrestre tra Selvazzano e Saccolongo si possono avvistare in maggior n ...

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SELVAZZANO. Sono una cinquantina le specie di uccelli e altri animali che nell’arco delle quattro stagioni soggiornano nell’Oasi del Bacchiglione, lungo il fiume ma soprattutto tra la vegetazione del “mojasso”, la zona umida che nei periodi di piena si estende su 5.500 metri quadri, dove ci sono i ruderi ormai coperti dall’edera dell’abitazione che un tempo era della famiglia Garro. Tra le varietà che in questo paradiso terrestre tra Selvazzano e Saccolongo si possono avvistare in maggior numero, c’è l’airone gurdabuoi. Il volatile arriva verso la fine dell’estate e per la sua mole può essere considerato il “padrone” del mojasso. È un uccello dal piumaggio candido e dal becco giallo che trova nella pozza che si forma con le piene una gran quantità di cibo: cavallette, mosche, lucertole, lombrichi. Il nome gurdaboui deriva dal fatto che spesso segue le mandrie al pascolo e accompagna gli animali mentre si muovono lentamente sui prati, segnalando loro eventuali situazioni di pericolo. In inverno, nelle tane ai margini dell’area va in letargo il tasso. Si tratta, insomma, di un’area di pregio, dove i fotografi amanti degli animali trascorrono ore per immortalare i soggetti più interessanti. (g.b.)