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Carel avanti verso la quotazione nonostante l’instabilità politica

MILANO. L’azienda padovana Carel, specializzata nelle soluzioni di controllo intelligenti per condizionatori, non teme l’instabilità politica e prosegue dritta nel suo cammino verso la quotazione a...

MILANO. L’azienda padovana Carel, specializzata nelle soluzioni di controllo intelligenti per condizionatori, non teme l’instabilità politica e prosegue dritta nel suo cammino verso la quotazione a Piazza Affari, forte di un business focalizzato soprattutto sui mercati esteri e di una solidità finanziaria.

«Siamo sereni perché la società non è indebitata e non ci preoccupa l’andamento dei tassi di interesse», ha spiegato ieri a Milano l’amministratore delegato Francesco Nalini, sottolineando ...

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MILANO. L’azienda padovana Carel, specializzata nelle soluzioni di controllo intelligenti per condizionatori, non teme l’instabilità politica e prosegue dritta nel suo cammino verso la quotazione a Piazza Affari, forte di un business focalizzato soprattutto sui mercati esteri e di una solidità finanziaria.

«Siamo sereni perché la società non è indebitata e non ci preoccupa l’andamento dei tassi di interesse», ha spiegato ieri a Milano l’amministratore delegato Francesco Nalini, sottolineando poi che l’azienda «è poco esposta sul mercato italiano perché facciamo l’80% delle vendite all’estero e il 20% in Italia, ma si tratta di clienti che a loro volta esportano».

Per questa ragione, il ceo non crede che l’incertezza politica italiana «possa avere ripercussioni», sulla quotazione a Piazza Affari, attesa l’11 giugno sul segmento Star. Anche dagli incontri con gli investitori, «nessuno ci ha sottolineato il tema italiano», ha aggiunto Nalini, che ha presentato il progetto di Ipo nella sede di Mediobanca. Controllata da Luigi Rossi Luciani (60,53%) e Luigi Nalini (39,47%), Carel mette sul mercato tra il 35% e il 40% del capitale (in caso di esercizio integrale della greenshoe) fissando un intervallo di prezzo compreso tra 6, 7 e 7, 8 euro.

L’obiettivo dell’azienda di Brugine, che produce apparecchiature per il condizionamento e per la refrigerazione, è «di continuare a crescere in linea con lo storico degli ultimi anni», guardando anche a «piccole acquisizioni» al di fuori dell’Europa, soprattutto negli Stati Uniti e in Asia.

Per Carel, la quotazione era in cantiere da molti anni e la decisione è stata presa «nella seconda metà dell’anno scorso perché ritenevamo di avere una dimensione sufficiente per quotarci». La Borsa rappresenta «un progetto di lungo termine», pensato anche «per evitare il rischio di sederci sugli allori o diventare autoreferenziali», spiega il Ceo.

Lo scorso 24 maggio dalla Consob è arrivato il via libera alla quotazione che fa seguito al provvedimento con il quale Borsa Italiana ha rilasciato il provvedimento di ammissione a quotazione.

L’offerta ha per oggetto un massimo di 35 milioni di azioni, prive di indicazione del valore nominale, corrispondenti al 35% del capitale sociale di Carel. Il flottante sarà ottenuto attraverso un collocamento privato riservato ad investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali all’estero. Le azioni oggetto dell’offerta saranno messe in vendita pro-quota da Luigi Rossi Luciani Sapa, che detiene attualmente il 60,53% del capitale sociale della società, e da Luigi Nalini Sapa, che detiene attualmente il 39,47%.

Il collocamento istituzionale terminerà il 6 giugno 2018, salvo proroga o chiusura anticipata. La data di avvio delle negoziazioni è prevista per l’11 giugno 2018. L’Ipo non porterà nuove risorse alla società in quanto le azioni saranno messe in vendita dagli attuali azionisti Luigi Rossi Luciani Sapa e Luigi Nalini Sapa. «L’idea di quotarci, pur mantenendo il controllo, è un progetto di lungo termine, che abbiamo da molti anni», ha concluso l’amministratore delegato dell’azienda di Brugine. «Pensiamo possa essere positivo per la performance di lungo termine, evitando di sederci sugli allori o diventare autoreferenziali e potendoci confrontare con il mercato», ha concluso. Mediobanca e Goldman Sachs sono i joint global coordinator. (r.e.)