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Capitale dei paleoveneti testimone dell’antichità

Sono i romani a spostare l’asse politico e mercantile su Padova

Una mattina qualsiasi del sesto secolo avanti Cristo. Sulla porta della propria casa di Este, un uomo dal cui modo di vestire si intuisce un tenore di vita elevato, sta trattando l’acquisto di alcuni monili con uno straniero, proveniente con il suo campionario da Fussen, nella Baviera meridionale.

E’ da lì che parte uno dei più battuti itinerari commerciali dell’epoca, la via dell’ambra: penetrando nelle Alpi attraverso il Tirolo, consente di far arrivare il materiale da cui prende il nome (m ...

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Una mattina qualsiasi del sesto secolo avanti Cristo. Sulla porta della propria casa di Este, un uomo dal cui modo di vestire si intuisce un tenore di vita elevato, sta trattando l’acquisto di alcuni monili con uno straniero, proveniente con il suo campionario da Fussen, nella Baviera meridionale.

E’ da lì che parte uno dei più battuti itinerari commerciali dell’epoca, la via dell’ambra: penetrando nelle Alpi attraverso il Tirolo, consente di far arrivare il materiale da cui prende il nome (molto apprezzato all’epoca sia come ornamento che come talismano) dall’area del Baltico a quella del Mediterraneo, dove lo sbocco principale è rappresentato dal porto etrusco di Spina. Collocata nel punto in cui il cammino da nord si lascia finalmente alle spalle le montagne, Este occupa una posizione strategica: la geografia le ha garantito il ruolo di punto naturale di scambio per i traffici; inoltre è attraversata dal fiume Adige (Athesis, da cui la città prende il nome), che con i suoi disastrosi straripamenti reca danni gravissimi al centro abitato. Una condanna cui Este si sottrarrà solo nel 589 dopo Cristo, quando una gigantesca rotta del fiume provocherà lo spostamento dell’alveo una quindicina di chilometri più a sud.

All’epoca in cui il mercante di Fussen sta mostrando il suo campionario al potenziale acquirente locale, la città ha già alle spalle una storia antica, maturata tra il 1200 e il 900 avanti Cristo. E ha assunto il ruolo di vera e propria culla della civiltà veneta, esercitando una concreta supremazia culturale, economica e probabilmente anche politica su un territorio molto ampio, che va dal versante occidentale degli Euganei a buona parte del territorio veronese, dal grande emporio greco-etrusco di Adria alla Slovenia. Ha adottato a sua volta un alfabeto di tipo etrusco, di cui i suoi abitanti si servono per scrivere in una lingua di marcato carattere indo-europeo, che prenderà il nome di venetico. Ed è divenuta il centro principale della produzione di bronzi decorativi, prezioso articolo da export; inoltre, accanto alle tradizionali attività agricole e di allevamento, ha sviluppato un’industria che lavora il ferro, la ceramica, il legno, la pietra, il vetro. Terrà a lungo questa supremazia, prima di essere sorpassata attorno al quarto secolo avanti Cristo dalla vicina Patavium.

Non è in ogni caso che Este finisca nell’ombra. I romani, al loro arrivo in Veneto, colgono subito l’importanza del centro, e lo inseriscono nella tribù Romilia. Oggi una visita allo splendido museo nazionale atestino consente di ripercorrere la storia antica di Este. Quella moderna prende avvio invece, dopo le invasioni barbariche, poco prima dell’anno Mille, coagulandosi attorno al castello fatto costruire lì, proprio per la perdurante posizione strategica del luogo, da una famiglia che prende il nome dalla cittadina, e che ben presto entra nell’elenco del “saranno famosi”: la Casa d’Este. I suoi marchesi esercitano il controllo su un vasto territorio che va da Montagnana a Merlara, da Vighizzolo a Solesino, da Vescovana a Sant’Elena, diventando un vicino di casa decisamente ingombrante per la rampante Padova, che a sua volta si sta espandendo verso sud. Così gli Estensi decidono di spostare il loro “core business” verso Ferrara, fino ad abbandonare del tutto Este agli inizi del Duecento.

La città si trova a essere suo malgrado teatro degli scontri tra padovani e veronesi che si protraggono fino a metà del Trecento: lo stesso castello viene raso al suolo dagli Scaligeri nel 1314, e ricostruito dai Carraresi nel 1339. E’ la Serenissima, quando nel 1405 diventa egemone in terraferma annettendosi il Padovano, a completarne la struttura con una cinta trapuntata da quattordici torricelle; ma l’intera città viene protetta da un anello murato su cui si affacciano le porte di San Martino, Santa Tecla, la Porta Secca, e la Porta Vecchia, l’unica ancora esistente e sulla quale svetta la tipica torre campanaria. In epoca veneziana, Este perde molta della centralità del passato, anche se mantiene comunque un ruolo di riferimento per il territorio circostante: alla fine del Quattrocento, grazie a una legge che consente “alle ville del Padovano di potersi unire con le rispettive comunità”, una serie di località tra cui Gazzo, Vighizzolo e Ponso scelgono di confluire nella “Magnifica Comunità di Este”; e nel primo scorcio del Cinquecento fa altrettanto Calaone. Non che tutto fili liscio: a metà del Seicento scoppia una vertenza proprio tra Este e Calaone sulla titolarità di circa 400 campi in Val Calaona, con ricorsi in tribunale ma anche con metodi diretti, come una solenne scazzottata nel 1655 tra un politico estense, Zuanne Angelieri, e il proponente ricorso della parte avversa Zuanne Brusaferro. Per la sentenza bisognerà aspettare il 1661, quando Venezia dà ragione ad Este.

La lunga stagione della Serenissima vede crescere il patrimonio artistico, soprattutto grazie ad una serie di ville che le famiglie patrizie veneziane fanno costruire in un posto così suggestivo: come la Manin, la Corsaro, la Roverelli, e la Contarini detta anche del Principe con riferimento a uno dei suoi più illustri proprietari, Alvise, eletto doge il 6 agosto 1676 dopo la traumatica defenestrazione di Giovanni Sagredo proprio mentre si trova in vacanza nella sua residenza di Este. Da ricordare anche palazzo Rezzonico e villa Kunkler, quest’ultima sorta su un ex convento dei cappuccini, e nella quale trascorre un anno incantevole, tra il 1817 e il 1818, il poeta inglese George Byron (accompagnato dalla figlia Allegra), che vi ospita anche il collega ed amico Percy Shelley. Tra il breve periodo napoleonico e quello più lungo austriaco, Este riprende slancio diventando sede di distretto e di tribunale; quest’ultima funzione viene finalizzata in particolare alla lotta al brigantaggio, particolarmente diffuso in quei decenni nella Bassa padovana. Un’area che scivola in un progressivo declino soprattutto a fine Ottocento, con una massiccia emigrazione che spopola l’intero territorio. La ripresa arriva solo dagli anni Sessanta dello scorso secolo, sia con una progressiva industrializzazione, sia con il recupero della lunghissima tradizione artigianale, in particolare nella ceramica. Riannodando così il filo con un passato remoto in cui Este era un “numero uno”.

(36, continua)