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Uscita dal commissariamento con tre nomi

Il commercialista Danese incalza l’uscente Mizzon. Mussolin procede sull’onda del “no” alla fusione

MEGLIADINO SAN VITALE. Megliadino San Vitale riparte dalla mancata fusione e dal commissariamento. E da tre candidature: il capo d’opposizione Samuele Danese, l’ex sindaco Siliva Mizzon e il già vicesindaco Massimo Mussolin. Gli ultimi mesi sono certamente stati burrascosi per questo Comune, uscito proprio al fotofinish dal progetto di fusione che doveva dar vita a Quattroville e che invece è costato la caduta della giunta Mizzon e il commissariamento dell’ente.

Il primo candidato è Samuele ...

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MEGLIADINO SAN VITALE. Megliadino San Vitale riparte dalla mancata fusione e dal commissariamento. E da tre candidature: il capo d’opposizione Samuele Danese, l’ex sindaco Siliva Mizzon e il già vicesindaco Massimo Mussolin. Gli ultimi mesi sono certamente stati burrascosi per questo Comune, uscito proprio al fotofinish dal progetto di fusione che doveva dar vita a Quattroville e che invece è costato la caduta della giunta Mizzon e il commissariamento dell’ente.

Il primo candidato è Samuele Danese, 40 anni, commercialista e revisore legale, reduce dal mandato in minoranza e ancora alla guida di “Dignità e rispetto per San Vitale”. Danese lancia la candidatura con una dura accusa alla Mizzon: «Rispediamo al mittente le affermazioni critiche della ex sindaca e rispondiamo che fallimentari, miserabili, vigliacchi e traditori non siamo noi. Lei da subito ha tradito i propri elettori nominando un assessore esterno, lei ha continuato a governare un paese sapendo di non avere la maggioranza in consiglio comunale. Noi abbiamo sempre rivestito il ruolo di una minoranza comunale seria, democratica e costruttiva. Lei ha solamente sparato a zero su tutti, anche sulla propria maggioranza. Ora per San Vitale è arrivato il momento di dire basta a questa situazione».

La Mizzon, avvocato di 42 anni, aveva dovuto cedere la guida comunale con la caduta del consiglio di dicembre. Si ripresenta con il gruppo “Per Megliadino Civica Vitale”: «La vera novità è come e con quale spirito mi ricandido. Con più entusiasmo e determinazione della prima volta, consapevole del buon lavoro fatto e del lavoro ancora da fare per il bene di Megliadino e dei sanvitalesi. Sono sempre stata dalla parte dei cittadini e dei loro diritti, anche e soprattutto dopo il risultato del referendum del 17 dicembre. Mi sono battuta perché il voto popolare della maggioranza dei sanvitalesi fosse pienamente riconosciuto dalla Regione, perché la democrazia va sempre e comunque rispettata. Al contrario, del tutto irrispettosa verso la cittadinanza è stata la scelta dei consiglieri che si sono dimessi immediatamente, privando così il Comune di una rappresentanza istituzionale probabilmente auspicando che, di conseguenza, la Regione avrebbe imposto la fusione anche a Megliadino San Vitale». Chiude la candidata: «Sento di poter dare ancora un contributo allo sviluppo della comunità e di poter soprattutto dimostrare che Megliadino San Vitale non è un paese in via di estinzione, isolato nel territorio, come hanno sostenuto i dimissionari, i quali continuano a mantenere un atteggiamento succube nei confronti di chi voleva imporre una fusione studiata “a tavolino”, senza alcun contenuto progettuale».

A proposito di fusione e di battaglia per il “no”, uno dei protagonisti dell’attivismo contro il progetto di aggregazione è stato sicuramente Massimo Mussolin, 44 anni, dipendente comunale da un ventennio. Mussolin è stato vicesindaco di San Vitale dal 2009 al 2014, secondo di Barbara Mizzon, sorella di Silvia. Il quarantaquattrenne è stato appunto presidente dell’unico comitato ufficiale contrario alla fusione, realtà fondamentale nel processo che ha estromesso San Vitale dal nuovo Comune. Oggi guida “Uniti per Megliadino”: «La nostra lista nasce dall’esperienza del comitato che si è opposto alla fusione. Alcuni componenti e sostenitori, dopo il successo della nostra campagna, ha ritenuto giusto e doveroso che ci presentassimo a questa tornata elettorale», è la dichiarazione di Mussolin. (n.c.)