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Pezzi della preziosa tela sepolti al museo civico

VILLA DEL CONTE. La Coena Domini è in attesa dei pezzi mancanti. L’opera del 1587 fu acquistata nel 1820 dal vicario Ronconi e, fino al 1948, rimase esposta nella chiesa parrocchiale dei santi...

VILLA DEL CONTE. La Coena Domini è in attesa dei pezzi mancanti. L’opera del 1587 fu acquistata nel 1820 dal vicario Ronconi e, fino al 1948, rimase esposta nella chiesa parrocchiale dei santi Giuseppe e Giuliana. Oggi la tela, purtroppo, è un puzzle da ricomporre. Ma, dopo quasi settant’anni, c’è uno spiraglio di luce: «Siamo andati ai musei civici patavini a visionare la tela», racconta l’assessore Mario Lago. «È stato emozionante poter toccare con mano un’opera che è stata così a lungo di ...

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VILLA DEL CONTE. La Coena Domini è in attesa dei pezzi mancanti. L’opera del 1587 fu acquistata nel 1820 dal vicario Ronconi e, fino al 1948, rimase esposta nella chiesa parrocchiale dei santi Giuseppe e Giuliana. Oggi la tela, purtroppo, è un puzzle da ricomporre. Ma, dopo quasi settant’anni, c’è uno spiraglio di luce: «Siamo andati ai musei civici patavini a visionare la tela», racconta l’assessore Mario Lago. «È stato emozionante poter toccare con mano un’opera che è stata così a lungo dimenticata». In un primo tempo la tela venne posta in bella vista sul coro della chiesa, ma dopo il 1900 fu trasferita in sacrestia per lasciare posto a decorazioni eseguite da Giacomo Manzoni. «Proprio dalla sacrestia, nel 1948, fu sottratta e rivenduta a un antiquario di Padova», spiega Paolo Miotto, collaboratore della Soprintendenza che, da trent’anni, si dedica alla ricerca storica. «Il parroco e don Antonio Drago, cappellano dell’epoca, vendettero la tela», spiega Giorgio Bido, storico locale. «L’acquirente, per ricavarne maggiore profitto, la tagliò in vari pezzi, poi rivenduti come singoli quadri». Il corpo principale si trova ai musei civici, dove sarebbero conservate anche le altri parti mancanti: «Ci è stato detto che la ricerca dei segmenti sta procedendo», continua Lago, «ma, viste le condizioni della tela, non è semplice ricostruire il puzzle. Per questo è stato chiesto alla questura di avere le foto dei frammenti». «All’epoca dei fatti la questura procedette al recupero progressivo dell’opera e dei pezzi tagliati che, nel 1957, vennero consegnati alla direzione del museo civico di Padova dove sono rimasti per tutti questi anni», continua Miotto. Il restauro potrà avere inizio solo quando tutti i pezzi verranno recuperati: «Enti, associazioni e realtà locali si sono resi disponibili a contribuire al restauro», spiega Lago. «In più stiamo valutando di partecipare al bando Beni artistici religiosi della fondazione Cariparo per la valorizzazione e la tutela del patrimonio artistico di Padova e Rovigo, che ci permetterebbe di coprire parte della spesa. La Soprintendenza ci ha detto che si tratta di un dipinto di valore, quindi ci auguriamo di iniziare il recupero prima possibile, così da riportare l’opera nella sua storica sede». Considerate le condizioni critiche, non è ancora stato possibile risalire all’autore. Il traffico di opere d’arte, e in particolare di arte sacra, secondo il critico d’arte Vittorio Sgarbi, interpellato al riguardo, è sempre stata una pratica frequente: «È nella logica delle cose che potessero accadere vicende del genere. E sono accadute con la condiscendenza dei preti e a causa della sicurezza e del controllo, all’epoca precari e limitati», commenta. «Mi pare lodevole che il comune di Villa del Conte abbia preso questa iniziativa e che si possano rimettere assieme tutti i pezzi del dipinto».

Martina Mazzaro