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Manager assolto dalle accuse di truffa estorsione e minacce

PONSO. È stato assolto dall’accusa di truffa aggravata e continuata, estorsione e minaccia (con la formula perché il fatto non sussiste) Alessandro Zanin, 43enne di Ponso, all’epoca dei fatti...

PONSO. È stato assolto dall’accusa di truffa aggravata e continuata, estorsione e minaccia (con la formula perché il fatto non sussiste) Alessandro Zanin, 43enne di Ponso, all’epoca dei fatti responsabile della filiale di Camin (Padova) della ditta Stef Italia spa, il ramo italiano della impresa francese (già Cavaliere Trasporti spa con sede in provincia di Parma) specializzata nei trasporti. La sentenza è stata pronunciata dal giudice di Padova Elena Lazzarin che ha accolto le richieste del ...

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PONSO. È stato assolto dall’accusa di truffa aggravata e continuata, estorsione e minaccia (con la formula perché il fatto non sussiste) Alessandro Zanin, 43enne di Ponso, all’epoca dei fatti responsabile della filiale di Camin (Padova) della ditta Stef Italia spa, il ramo italiano della impresa francese (già Cavaliere Trasporti spa con sede in provincia di Parma) specializzata nei trasporti. La sentenza è stata pronunciata dal giudice di Padova Elena Lazzarin che ha accolto le richieste della pubblica accusa (il pm onorario Federica Riente). E ha pure accolto in pieno la tesi sostenuta dal difensore, l’avvocato Claudio Todesco. Zanon era finito sotto inchiesta per il sospetto di essersi intascato ben 272.623 euro, costringendo di fatto alcuni autisti della società a sovrafatturare le prestazioni eseguite oppure attribuendo loro viaggi mai compiuti. E la maggiorazione? Sarebbe finita nella sue tasche. Anzi, uno dei lavoratori – sempre secondo la denuncia della società – sarebbe stato minacciato di licenziamento da Zanin, se non avesse aderito alle sue richieste, o spedito in galera. Ma nel processo è emerso ben altro. La ricostruzione emersa dal dibattimento ha dimostrato che non c’era prova della responsabilità del manager. Qualche testimone, chiamato a sostenere la denuncia dell’azienda, era apparso in difficoltà di fronte alle domande fornendo versioni contraddittorie e poco chiare. Per l’imputato la fine di un incubo. (cri.gen.)