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Scarmignan, 2 anni all’ex direttore

Bongiorno era accusato di aver reso falsa testimonianza a un processo

MERLARA. Il direttore dell’istituto Cesana Malanotti di Vittorio Veneto, Pasquale Bongiorno, è stato condannato a due anni di reclusione, pesa sospesa, e al pagamento di circa quattromila euro per risarcimenti morali, più il pagamento delle spese legali. Il reato di cui era accusato era falsa testimonianza. La vicenda risale al periodo in cui era dirigente al Pensionato Scarmignan di Merlara. Bongiorno è stato a lungo anche ai vertici dell’Iras, l’istituto di assistenza sociale di Rovigo. La ...

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MERLARA. Il direttore dell’istituto Cesana Malanotti di Vittorio Veneto, Pasquale Bongiorno, è stato condannato a due anni di reclusione, pesa sospesa, e al pagamento di circa quattromila euro per risarcimenti morali, più il pagamento delle spese legali. Il reato di cui era accusato era falsa testimonianza. La vicenda risale al periodo in cui era dirigente al Pensionato Scarmignan di Merlara. Bongiorno è stato a lungo anche ai vertici dell’Iras, l’istituto di assistenza sociale di Rovigo. La sentenza è stata letta ieri pomeriggio in Tribunale a Rovigo. L’amministrazione del Pensionato Scarmignan fece causa all’ex direttore, Maurizio Pastorello, e Pasquale Bongiorno depose come testimone davanti al Tribunale di Este. L’amministrazione perse la causa, e fu condannata al risarcire Maurizio Pastorello, in quanto il giudice sentenziò che le contestazioni mosse nei confronti dello stesso erano infondate. Però, in seguito ad indagini della polizia giudiziaria, la Procura della Repubblica ritenne che Bongiorno, durante la sua deposizione, avesse affermato il falso in merito ai fatti su cui fu interrogato. Per questo il Tribunale di Rovigo, nel giugno del 2016, accolse la richiesta della Procura della Repubblica, disponendo il suo rinvio a giudizio. Dopo tempo è stata emessa la sentenza, che ha confermato le accuse mosse a carico di Bongiorno. Un processo scaturito al termine di un precedente procedimento civile quindi, terminato con una condanna e al versamento di un risarcimento a carico dell’uomo, difeso dall’avvocato Caterina Furfari. Legale che ora attende il deposito delle motivazioni perché, a suo avviso, «ci sono tutte le possibilità affinché la sentenza venga impugnata». Fin dalle prime battute del procedimento, la difesa ha prodotto la documentazione che, secondo la propria interpretazione, avrebbe potuto portare a un non luogo a procedere già in fase preliminare. Tesi ribadita anche ieri in Tribunale.