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Smog nei luoghi chiusi, primo test italiano in una scuola a Padova

Progetto finanziato dalla Comunità europa con 80 mila euro. L’assessore Gallani: «Tema delicato e spesso sottovalutato»

PADOVA. Un test in una scuola per misurare l’inquinamento negli ambienti chiusi. Padova è la prima città italiana a portare avanti una sperimentazione di questo tipo all’interno di un progetto finanziato dalla Comunità europea.

Si tratta di “Smart In’Air”, un programma che coinvolge la start up francese “In’Air solutions” che ha inventato degli strumenti innovativi di micro-rilevamento delle sostanze inquinanti all’interno degli ambienti chiusi. «È un tema da non sottovalutare, su cui finora è stato fatto molto poco – osserva l’assessora all’ambiente Chiara Gallani, esponente di Coalizione civica – Ed è l’ennesimo progetto europeo vinto dal settore Ambiente di Palazzo Moroni, di cui sono molto orgogliosa».

L'apparecchio In Air Solutions
L'apparecchio "In Air Solutions"


Tutto nasce da un’osservazione: i cittadini europei passano l’80% del loro tempo in ambienti chiusi. Ambienti dove però non mancano gli agenti inquinanti, sia per lo scambio continuo interno-esterno sia perché prodotti da apparecchi come impianti di riscaldamento, mobili o cornici. Gli inquinanti più pericolosi sono quelli del gruppo Btex (benzene, toluene, etilbelzene e xilene) a cui va aggiunta la formaldeide. Accertata è la pericolosità per la salute soprattutto per asma e reazioni allergiche.

«Il progetto è stato presentato a settembre scorso, dopo alcune settimane di lavoro – spiega l’assessora – Si partirà a luglio, ma lo studio sarà abbastanza lungo: durerà almeno 4 anni. Probabilmente ci concentreremo su un edificio scolastico».

Si tratterà di capire dunque se i bambini (tra i soggetti più a rischio per gli effetti dello smog) siano esposti a pericoli anche all’interno degli edifici scolastici. L’importo finanziato del progetto per Padova è di circa 80 mila euro. «Il rilevatori, se gli esiti saranno positivi, potrà essere applicato su tutti gli edifici pubblici – prosegue ancora Chiara Gallani – E alla fine del progetto saranno date anche una serie di linee guida su come affrontare il tema».

Una questione «sottovalutata ma essenziale», secondo l’esponente della giunta, che farà di Padova una città apripista nel monitoraggio degli inquinanti indoor. Assieme alla città del Santo infatti sono coinvolte nel progetto europeo la città francese di Lille, la portoghese Faro, e la municipalità greca di Salonicco. In più il finanziamento della Comunità europea copre al 100% anche le spese delle trasferte che saranno effettuate dai funzionari di Palazzo Moroni per gli scambi con gli altri partner e le relazioni delle varie rilevazioni a Bruxelles. A seguire in particolare il progetto sarà la dirigente Daniela Luise.

Padova è stata scelta dall’Europa anche per l’attività di “InformAmbiente” che si occupa di educazione degli studenti alle tematiche ambientali: nello scorso anno scolastico ha coinvolto 16.444 studenti di 61 scuole diverse in 12 progetti, 13 laboratori e due corsi di formazione.
 

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