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«La Cisl condanna il caporalato che colpisce i più deboli»

AGNA. «La Fai Cisl di Padova e Rovigo intende denunciare i fatti accaduti ad Agna, pur essendo soddisfatta che la legge 199 sul caporalato cominci a dare i suoi frutti anche nelle regioni del Nord».Su...

AGNA. «La Fai Cisl di Padova e Rovigo intende denunciare i fatti accaduti ad Agna, pur essendo soddisfatta che la legge 199 sul caporalato cominci a dare i suoi frutti anche nelle regioni del Nord».

Sul caso di Agna, dove un africano avrebbe reclutato migranti dei centri di accoglienza di Bagnoli e Cona per farli lavorare come braccianti nei campi, interviene il segretario Gilberto Baratto.

Gli fa eco la reggente interprovinciale Giovanna Ventura: «Ci preoccupa che vengano coinvolti migranti ...

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AGNA. «La Fai Cisl di Padova e Rovigo intende denunciare i fatti accaduti ad Agna, pur essendo soddisfatta che la legge 199 sul caporalato cominci a dare i suoi frutti anche nelle regioni del Nord».

Sul caso di Agna, dove un africano avrebbe reclutato migranti dei centri di accoglienza di Bagnoli e Cona per farli lavorare come braccianti nei campi, interviene il segretario Gilberto Baratto.

Gli fa eco la reggente interprovinciale Giovanna Ventura: «Ci preoccupa che vengano coinvolti migranti delle strutture di Cona e Bagnoli, che già affrontano condizioni di disagio. Le strutture stanno comunque per essere depauperate dei grandi numeri in prospettiva di un’accoglienza diffusa, altro tema cardine da affrontare per un futuro di inclusione sociale che tarda a esprimersi. È indubbio che sia necessaria la volontà di tutti, e noi per primi, come Cisl di Padova Rovigo» aggiunge Ventura, «siamo parte attiva nello sviluppo di progetti specifici in collaborazione con la Prefettura, che dovrebbero portare a evitare fenomeni di concentrazione che poi possano sfociare in episodi come quello accaduto ad Agna, valorizzando politiche attive dedicate. Come Cisl di Padova Rovigo denunciamo la nascita di micro cooperative che vengono promosse da aziende più strutturate, molto spesso in buona fede, coinvolgendo stranieri che le gestiscono, talvolta, come in questo caso, sfruttando altri immigrati».

«Non ci si deve approfittare di soggetti deboli» conclude Ventura, «costretti a tempi lunghi di attesa per il riconoscimento dello status di rifugiato: è loro desiderio e volontà inserirsi nel tessuto sociale, ma non a discapito della loro dignità».