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Rifiuti, sulle ceneri di Padova Tre ora Sesa espande il suo impero

De Vizia Transfer dal primo giugno lascia il Veneto ed è pronta a cedere le sue attività al colosso di Este Snaturata la concessione da 30 milioni l’anno, ma il Consorzio Padova Sud soprassiede e tira dritto

ESTE. Fallimento di Padova Tre, croce per molti, delizia per pochi. Il crac milionario che ha sepolto la multiutility del servizio rifiuti partecipata da 52 Comuni tra Bassa padovana e Piovese e fondata da Simone Borile - oggi indagato insieme all’ex presidente della società Stefano Chinaglia per falso materiale, frode, peculato e falso in bilancio - ha sicuramente aperto prospettive di crescita per chi opera nel settore. In particolare per Sesa spa, la società partecipata al 51 per cento da ...

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ESTE. Fallimento di Padova Tre, croce per molti, delizia per pochi. Il crac milionario che ha sepolto la multiutility del servizio rifiuti partecipata da 52 Comuni tra Bassa padovana e Piovese e fondata da Simone Borile - oggi indagato insieme all’ex presidente della società Stefano Chinaglia per falso materiale, frode, peculato e falso in bilancio - ha sicuramente aperto prospettive di crescita per chi opera nel settore. In particolare per Sesa spa, la società partecipata al 51 per cento dal Comune di Este e per il 49 da società che fanno riferimento all’amministratore delegato e vicepresidente Angelo Mandato.

Sesa subentra a Padova Tre. Ancor prima che venisse celebrato il funerale di Padova Tre, società ormai destituita di poteri e funzioni ben prima della dichiarazioni di fallimento avvenuta lo scorso ottobre, nell’ambito dell’Associazione temporanea di impresa (Ati) che gestisce il servizio rifiuti per i 52 Comuni (concwessione da 30 milioni l’anno), viene fondata una nuova società consortile, Gestione Ambiente. Ne fanno parte Sesa e le altre componenti dell’Ati, ovvero De Vizia Transfer e Abaco. A Gestione ambiente vengono demandate le funzioni che erano prima in capo a Padova Tre: redazione dei Piani economico finanziari con definizione della tariffa per ciascun Comune, predisposizione e invio delle bollette. La fetta di concessione, circa cinque milioni l’anno che prima incassava Padova Tre, ora li incassa Sesa, e si aggiungo ai 21 della quota iniziale del colosso estense.

De Vizia lascia, Sesa cresce ancora. Dopo Padova Tre un’altra società sta per lasciare l’Ati. Non per fallimento, però. De Vizia Transfer, campana, ha annunciato in un recente incontro con i sindacati che dal primo giugno lascerà il Veneto. Ci sarebbe già un accordo preliminare con Sesa per la cessione delle sue attività: oltre alle tre sedi di Castelfranco (Treviso), Monselice e Merlara e il parco mezzi, anche tutti gli appalti che sta gestendo sul territorio: oltre a quelli legati alla concessione “Padova Tre”, ci sono Albignasego e quelli vinti con Etra per Selvazzano, Limena, San Giorgio in Bosco e altri Comuni dell’Alta e infine gli appalti nel Veronese. In ballo anche il destino di 130 lavoratori.

Concessione snaturata. Prima la dipartita di Padova Tre, dopo l’inserimento di una nuova società - Gestione Ambiente - che ne assume i compiti, fra qualche mese l’abbandono di De Vizia in favore di Sesa che di fatto diventerà l’unica società “operativa” dell’Ati, portandosi a casa quasi l’intera torta dei trenta milioni annui. Della composizione originaria dell’Ati che si aggiudicò la concessione resta ben poco. E nel risiko descritto, è evidente chi vince e chi perde.

Il ruolo del Consorzio Padova Sud. Il Consorzio Padova Sud - partecipato dai 52 Comuni (non vi hanno mai aderito Piove di Sacco, Barbona, Vescovana, Cinto Euganeo, Galzignano, Sant’Urbano e Vo, mentre Polverara ne è uscita), era il controllore di Padova Tre. Di controlli, tuttavia, ne ha fatti ben pochi vista la fine impietosa della società di cui per altro ha ereditato parte dei debiti. Ma è anche il concessionario dell’appalto che sta per passare quasi per intero nelle mani di Sesa. La cosa non sembra turbarlo, anzi. Pazienza se la fisionomia della concessione iniziale è stata stravolta.

Il controllore che non può controllare. L’unico ente previsto dalla legge per il controllo sul servizio rifiuti è il Consiglio di bacino, istituito nel 2016. Ma finché il Consorzio Padova Sud (gravato da milioni di debiti e senza alcuna attività in piedi) non lo lascia subentrare nel ruolo di concedente come dovrebbe, non può esercitare quel controllo. È facilmente comprensibile perché questo possa giovare a Sesa che si tiene stretta una concessione con condizioni che oggi sarebbero irripetibili. Ma i Comuni che interesse hanno a che un servizio che già tanti guai ha procurato continui a non essere controllato?