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Assalto al blindato, ergastolo a Batacchi

L’ex della banda Maniero ritenuto responsabile della morte di un autista friulano: il colpo nel 1987 a Boara Pisani in A13

BOARA PISANI. Dopo quasi 31 anni arriva la sentenza (la terza): ergastolo per Andrea Batacchi, 54 anni, marmista di Mortise, già fedelissimo del boss della Mala del Brenta, Felice Maniero per l’assalto al portavalori dove venne ammazzato Gianni Nardini, 26 anni, udinese di Pocenia.

I fatti accadono il 10 ottobre 1987 lungo l’autostrada A13 a Boara Pisani quando il commando della Mala entra in azione, ingolosito dai lingotti d’oro (120 chili) e soldi che sono trasportati nel furgone per un va ...

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BOARA PISANI. Dopo quasi 31 anni arriva la sentenza (la terza): ergastolo per Andrea Batacchi, 54 anni, marmista di Mortise, già fedelissimo del boss della Mala del Brenta, Felice Maniero per l’assalto al portavalori dove venne ammazzato Gianni Nardini, 26 anni, udinese di Pocenia.

I fatti accadono il 10 ottobre 1987 lungo l’autostrada A13 a Boara Pisani quando il commando della Mala entra in azione, ingolosito dai lingotti d’oro (120 chili) e soldi che sono trasportati nel furgone per un valore totale di 2 miliardi e mezzo di lire. In questi trent’anni sono stati numerosi i colpi di scena e visti i precedenti non pare così sicuro che sia stata scritta la parola fine. L’ultima udienza si è svolta in Corte d’Appello a Trieste - Venezia era diventata incompatibile - con la Procura generale rappresentata da Paola Cameran, mentre Batacchi era difeso dall’avvocato Franco Capuzzo. Come si è arrivati fin qua? Il primo grado assolve l’odierno imputato, l’Appello gli dà l’ergastolo, la Cassazione annulla la decisione, rimandando ad una nuova sezione dell’Appello. Che rigiudica i fatti e si pronuncia con un nuovo ergastolo che, come già accaduto, la Cassazione annulla. Visto che le sezioni sono due e si sono già pronunciate si va a Trieste. Dove viene incaricata una super consulenza balistica all’esperto Luigi Bombassei De Bona che ricostruisce tridimensionalmente la traiettoria del proiettile che colpisce al volto il povero Nardini. Che muore colpito da un proiettile sparato da un poliziotto, intervenuto, visto che i malviventi - nel processo non è emerso chiaramente chi - avevano usato il friulano come scudo umano per coprirsi la fuga. Una fuga che riesce eccome visto che dopo ben 16 anni le indagini per trovare i colpevoli di quell’assalto non portarono a nulla. Le indagini vere iniziano quando decide di parlare Stefano Galletto, ex della Mala, il 30 luglio e il 16 dicembre 2003 ma pure il 4 febbraio 2004 al pubblico ministero Renza Cescon. Riferisce di un tentativo di rapina ad opera di Batacchi, Ercole Salvan (poi assolto) e Giovanni Sette (in seguito deceduto) ai danni di un blindato a Boara Pisani. Quella tragica notte 3 banditi mascherati ed armati prendono in ostaggio Nardini, che alla guida del suo autocarro, della Daily Italia di Udine, sta rientrando nel capoluogo friulano dopo aver scaricato i sacchi di corrispondenza a Bologna. I tre, usando l’automezzo della ditta udinese, si dirigono verso Padova portando con loro il giovane autista. Sul ponte sull’Adige c’è un tratto dove si viaggia nella stessa corsia per alcuni lavori. L’autocarro della Daily Italia supera il furgone blindato, che da Bologna deve raggiungere Vicenza, e appena terminato il tratto di scambio carreggiata frena bruscamente, costringendo l’autista della North East Services a fare altrettanto e a bloccare il mezzo. I tre banditi scendono uno è armato con un micidiale fucile a pompa e spara subito contro i vetri laterali del blindato, che si crepano senza cedere. Gli altri cercano di attaccare con i piedi di porco il portellone posteriore. Arriva la polizia e un agente spara, colpendo il camionista udinese.