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La grande lezione di Aldo Moro è stata la cura della democrazia

Che cosa ci rimane della lezione di Aldo Moro?Moro si sforzava di leggere il significato degli avvenimenti ponendoli in rapporto con i caratteri del tempo nel quale essi si erano verificati. In...

Che cosa ci rimane della lezione di Aldo Moro? Moro si sforzava di leggere il significato degli avvenimenti ponendoli in rapporto con i caratteri del tempo nel quale essi si erano verificati.

In questo modo la politica non dipendeva dai fatti o, peggio, dalla cronaca; ma riusciva a governarli, a dirigerli.

Altre culture politiche, sue contemporanee, tentavano di risolvere il problema del rapporto con la realtà attraverso l’ingabbiamento dell’esperienza entro modelli precostituiti apparentemente razionali, ma che la storia ha dimostrato essere arbitrari e densi di tragiche conseguenze.

La intelligenza della storia che Moro proponeva nelle sue analisi non derivava dal rapporto con modelli astratti; derivava invece dall’abitudine di sottrarsi ai luoghi comuni e dalla capacità di proporre interpretazioni che andavano alle radici della realtà e ne individuavano il senso di marcia.

Questo metodo ha conferito alle sue analisi una sorta di valore profetico che non era frutto di misteriose attitudini. Era frutto di una profonda capacità di andare oltre le apparenze, di cogliere i nessi tra avvenimenti apparentemente distanti, il loro senso di marcia e la loro connessione con i processi profondi della società.

I discorsi fatti da Moro nel ’68, ad esempio, avvertivano i dirigenti politici dell’epoca che quei movimenti andavano presi sul serio e lasciavano intravedere questioni che, se abbandonate a sé stesse, avrebbero portato a tragedie che avrebbero colpito l’intera società italiana.

L’appello rimase inascoltato, le tragedie cj furono.

Analoga fu l’analisi che Moro propose alcuni anni dopo nei confronti dei diversi terrorismi individuando dietro di essi progetti politici, che andavano combattuti anche sul piano politico e non solo sul piano criminale.

Fu sempre ammirato, ma raramente ascoltato; poneva problemi che andavano oltre il contingente, che costringevano a ,modificare previsioni, progetti e rapporti di forza.

E, tragedia nella tragedia, restò vittima di quei giovani che egli, unico tra i grandi dirigenti del suo tempo, aveva proposto di capire.

Oggi ci manca troppo spesso la attitudine alla comprensione del significato dei fatti.. Questa mancanza ci pone spesso in balia della cronaca alla quale reagiamo con logiche precostituite, imputando i fatti favorevoli ai nostri meriti e gli altri alla altrui malvagità.

Moro ci suggerirebbe probabilmente zdi avere il coraggio della verità perché la menzogna politica, nelle sue molteplici forme, diventa il sepolcro della libertà.

Una delle preoccupazioni costanti fu quella relativa al governo della “democrazia difficile”.

A coloro che ritenevano la democrazia un fatto acquisito una volta per tutte e mai in vero pericolo, Moro proponeva che il sistema parlamentare fosse in continua evoluzione e funzionasse per integrare coloro che ne erano fuori o per propria scelta o perché socialmente emarginati.

Di qui l’importanza che egli annetteva al concetto di “fluidità”: “non chiudere le cose, non compiere scelte unilaterali.”; lasciare quindi sempre una strada aperta per rendere la democrazia capace di accogliere, integrare, unificare nel rispetto delle differenze.

Solo la flessibilità dei processi politici può consentire alla democrazia di accogliere i desideri e le speranze di coloro che erano lontani dalla partecipazione democratica. Mentre, nei primi anni della vita repubblicana, Moro poneva in questa forma il tema della espansione della base democratica del sistema politico, altri affrontavano nello stesso tempo lo stesso problema attraverso miti e simboli che affidavano le soluzioni alla mediazione dei partiti e alla capacità di trascinamento propria delle ideologie. .

Difficile dire quale delle due forme sia stata più efficace; forse, negli anni di Moro, sono servite entrambe a superare i rischi della frattura tra sistema politico e società.

Il suo sforzo continuo di rappresentare senza infingimenti la complessità del reale, le sue contraddizioni e le sue potenzialità lo portava ad una lingua difficile, ad immagini apparentemente contraddittorie. Pasolini era insofferente rispetto alla sua lingua e negli anni Settanta disse di lui “ha potuto e può far tutto…a patto di tacerlo.

Italo Calvino colse invece il rapporto tra la complessità del reale, onestà intellettuale complessità della lingua. Scrisse in Note sul linguaggio politico: “Quando le cose non sono semplici, non sono chiare pretendere chiarezza, la semplificazione a tuti i costi, è faciloneria e proprio questa pretesa obbliga i discorsi a diventare generici cioè menzogneri….lo sforzo di cercare di pensare e di esprimersi con la massima precisione possibile proprio di fronte alle cose più complesse è l’unico atteggiamento onesto e utile.”

Moro ha costantemente difeso la grande funzione delle istituzioni democratiche, ma non si abbandonò mai alla illusione regolatoria, l’idea che la convivenza dipendesse solo dalle regole. Di qui la sua attenzione al contesto politico, agli avvenimenti, alla realtà nella quale si muovevano i protagonisti della vita politica e sociale.

Il denominatore dominante delle sue riflessioni è stato il consolidamento della democrazia. Perché la democrazia non è figlia di una predisposizione naturale dei cittadini e dei popoli.

E’ frutto di sofisticati equilibri tra i diversi poteri pubblici, della partecipazione attiva dei cittadini, dell’equilibro tra diritti e doveri, di contesti di rispetto e di inclusione, della capacità di porre un freno al conflitto politico.

Quando queste qualità non sono presenti la democrazia deperisce, i suoi strumenti si inceppano, nella società si manifestano pulsioni egoistiche, rancori, banalizzazione dei problemi sociali, primato

degli interessi individuali sul bene comune. Perciò credo che si possa dire che uno dei grandi e attuali insegnamenti che egli ci ha lasciato è il dovere civile della cura assidua della democrazia, delle sue regole e dei suoi valori..

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