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Venti mesi al pasticciere per violenza sessuale

Pontelongo, baci e palpeggiamenti ad una dipendente risarcita con 5 mila euro  Il titolare l’aveva raggiunta nella cella frigo e si era lasciato andare ai suoi istinti

PONTELONGO. Dai complimenti sempre più pesanti ai desideri non graditi sussurati all’orecchio («Sei bella... voglio fare all’amore con te») fino alle mani addosso. Vittima credibile (una commessa) e imputato condannato (il datore di lavoro). Il tribunale di Padova (presidente il giudice Nicoletta De Nardus) ha inflitto un anno e 8 mesi di carcere a Enzo Bozzato, classe 1957, titolare di una pasticceria a Pontelongo, accusato di violenza sessuale con abuso di prestazione d’opera. Concessa la sospensione condizionale della pena con il riconoscimento del fatto di minore gravità (difensore l’avvocato Giorgio Zecchin). La vittima (un’ex dipendente oggi 28enne costituita parte civile con l’avvocato Alberto Mazzucato) ha ottenuto 5. 300 euro di risarcimento per il danno subito oltre al saldo delle spese. Il pm Daniela Randolo aveva chiesto 2 anni e 4 mesi.

«Ero nella cella-frigorifero del laboratorio per prendere della frutta. Ho avvertito una mano che mi toccava la parte posteriore... Mi sono voltata. E mi sono ritrovata con la lingua in bocca», così la ragazza aveva ricostruito in aula, il 7 novembre scorso, gli istanti dell’aggressione. Un’aggressione avvenuta il 30 aprile 2014 quando il titolare l’aveva raggiunta in quella cella-frigo: prima le aveva toccato il fondoschiena poi, approfittando del fatto che lei si era voltata di scatto per capire cosa stesse accadendo, l’aveva costretta a subire un bacio intimo in quel luogo che, di fatto, era una trappola. Dopo sei anni di lavoro nella ditta, la giovane era stata costretta a licenziarsi per non subire altri soprusi da parte del pasticciere, diventato molto insistente nei suoi confronti. Poi la scelta dolorosa di presentare denuncia. Non solo: colpita da ansia e insonnia a causa delle molestie, era stata costretta ad affrontare una terapia psicologica. E, al processo, la specialista Paola Baldo aveva confermato: nella paziente c’erano tutti i segni dello shock riconducibile a un trauma di natura sessuale. Non è stato ritenuto attendibile l’imputato che aveva raccontato come, nell’ora della - a suo dire - presunta aggressione, fosse in giro con un dipendente per fare delle

consegne: il suo cellulare aveva agganciato le celle di Pontelongo vicine alla pasticceria. Inoltre una serie di sms tra Bozzato e un’altra collega della vittima (pure destinataria di attenzioni non gradite) avevano confermato che l’imputato “ci provava” pure con altre dipendenti.

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