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Truffe on line, vittime 4 mila negozi padovani

Il “phishing” ha provocato danni alle aziende commerciali per 30 milioni di euro: lo studio di Ascom e Intellegit

PADOVA. È costato circa 30 milioni di euro il cyber crimine agli esercizi commerciali padovani nel 2017. Secondo gli ultimi dati elaborati da Ascom Padova su uno studio realizzato da Intellegit (start up sulla sicurezza dell’Università di Trento) per Confcommercio sarebbero stati circa 4 mila i negozi della provincia a diventare vittima di truffe tramite e-mail, dette “phishing”, molto spesso ben mascherate da indirizzi simil-ufficiali.

In pratica agli imprenditori arrivano mail che sembrano provenire da fornitori di servizi o enti pubblici fino alle banche che chiedono in tutti i casi di aprire un allegato. Cliccando però non si apre un documento ma si dà l’accesso del proprio pc a un virus informatico che blocca tutte le funzionalità, dalle mail al gestionale, dagli archivi alle liste dei contatti, chiedendo un riscatto generalmente in Bitcoin (la moneta virtuale che permette la non tracciabilità della transazioni). Per le vittime si apre un calvario che può durare giorni o anche settimane in cui l’azienda rimane a tutti gli effetti bloccata in molte delle sue funzioni fondamentali.

«Verrebbe da dire» ammonisce il presidente dell’Ascom, Patrizio Bertin, «che la cosa migliore da fare è ignorare tutto quanto subodora di finta ufficialità visto che anche la semplice apertura degli allegati può rivelarsi molto dannosa». Pure se l’attenzione è un primo filtro fondamentale, secondo le analisi di Confcommercio e Intellegit, oltre il 90% delle attività commerciali non ha strumenti di difesa sufficienti per evitare di diventarne vittima. Quasi un commerciante su due non è consapevole di questi rischi e la misura di protezione più utilizzata (nel 90% dei casi) è costituita da software antivirus e firewall, mentre decisamente in pochi pensano a una copertura assicurativa. Inoltre, solo il 44,4% di questi episodi è stato denunciato alle autorità.

«Se consideriamo che l’analisi di vulnerabilità condotta dai ricercatori dell’Università trentina» conclude Bertin, «ha messo in luce come un sito su due sia poco o per nulla sicuro (48% del totale del campione) significa che il mondo del commercio non solo è molto esposto ad attacchi dei cyber-criminali, ma purtroppo ne sottovaluta la potenzialità negativa. Per questo consigliamo i nostri associati di rivolgersi ai nostri uffici in presenza di situazioni poco chiare: saremo

in grado di assisterli e, dove necessario, consigliare gli strumenti di difesa più adeguati. Pagare per riavere i propri file può non essere costosissimo ma è sempre meglio evitare di cadere vittime di un racket criminale da cui non viene mai nulla di buono».


 

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