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Padova, dipendenti con la pubblicità del Tigotà dipinta sul viso

Il numero 500 scritto bello grande, con matitone da trucco color verde o azzurro, sulla guancia delle commesse dei punti vendita dell'azienda padovana Gottardo spa

PADOVA. Il numero 500 scritto bello grande, con matitone da trucco color verde o azzurro, sulla guancia delle commesse dei punti vendita Tigotà (della padovana Gottardo spa, insegne Prodet e Tigotà) per festeggiare l’apertura del 500° negozio in tutt’Italia.

Le commesse, anche quelle padovane, sono state invitate a stampigliarsi il numerone ad inizio turno e lavarlo via a fine lavoro per una settimana, dal 5 al 10 febbraio. In tema con il carnevale, certo, e anche con gli articoli che Tigotà vende, detersivi e trucchi in quantità. L’azienda ha sempre incentivato le commesse a usare maquillage visibili se non vistosi, incoraggiando la fantasia, metti i cuoricini disegnati in fronte per San Valentino o i fiorellini per Pasqua. «I nostri collaboratori sono spesso coinvolti in attività di trucco a tema da esibire durante una giornata specifica, il tutto sempre su base volontaria (il concetto è proprio quello di "divertirsi al lavoro"). E i colleghi si divertono tant'è che poi ci inviano le foto da pubblicare sulla pagina Facebook (e ci sollecitano quando non le pubblichiamo!)» spiega Stefania Casonato, responsabile Risorse Umane della Gottardo spa.

Un po’ diverso però è se le lavoratrici, manco fosse da contratto, vengono invitate a dipingersi la pubblicità dell’azienda in faccia. Più di un cliente ha trovato la cosa disdicevole: «Mi è sembrata un’iniziativa offensiva della dignità del lavoratore, di cattivo gusto e ricattatoria», commenta un lettore del mattino.

«Le dipendenti di Tigotà non hanno epresso nulla apertamente. Ma sulla questione siamo stati sollecitanti da clienti» interviene Cecilia de’

Pantz, segretaria generale Filcams-Cgil Veneto; «L’idea di comunicare l’apertura del 500° negozio sulla pelle delle dipendenti ci sembra una caduta di stile e di tono. Le lavoratrici non commentano ma una loro idea se la sono già fatta».

Alberta Pierobon
 

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