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San Leopoldo patrono dei malati di tumore: in fila per firmare la petizione

Dal Santuario a Santa Croce è partita la "campagna" per perorare la nomina

San Leopoldo Mandic "patrono dei malati di tumore". La video-biografia Ecco chi è il santo protagonista della petizione che lo vuole protettore dei malati di cancro

PADOVA. Padova città di scienza e provvidenza nella lotta contro l’invadenza dei tumori. Dove la provvidenza arriva, insomma dovrebbe arrivare, grazie e per grazia di San Leopoldo.

Solo domenica mattina, giornata del malato, i volontari del santuario a Santa Croce (sono un centinaio, si alternano tra i 60 pasti al giorno della mensa dei poveri, lo shop di souvenir religiosi, i pellegrini) nel banchetto sul piazzale a fianco alla statua di Mandic hanno raccolto 700 firme. Che fanno lievitare a più di ottomila quelle accumulate nelle ultime quattro domeniche sotto la petizione alla Cei (Conferenza episcopale italiana) che perora la nomina di San Leopoldo a “patrono dei malati di tumore”.

Infaticabile, Maria, 69 anni, insegnante in pensione e volontaria, ammonticchia i fogli con le firme: «A 38 anni anche io ho avuto un tumore. Ho pregato tanto San Leopoldo e lui mi ha dato la forza», racconta; «Bisogna stare qui per capire quante e quante persone sono alle prese con un tumore. Sembra un virus». E intanto consegna stampati in bianco a Carla Parolin, 80 anni, una vita da maestra nelle scuole di mezza provincia, con il basco lilla come gli occhi: è tutto un passaparola, un passa-stampati, un tam tam e sul santuario piovono firme. La campagna “patrono” sta decollando, lanciata anche dalla rivista Portavoce (di san Leopoldo Mandic) solo su abbonamento e su www.leopoldomandic.it.

«Negli anni ’80 già raccogliemmo 13 mila firme. Ma ora ricominciamo: il 2 dicembre scorso abbiamo inoltrato domanda alla Cei e ci hanno suggerito di aprire anche una sottoscrizione per far sentire il peso della vox populi. Abbiamo iniziato 20 giorni fa» spiega il cappuccino padre Flaviano Giovanni Gusella, rettore del santuario. «Poi la parola passerà all’ufficio liturgico e all’assemblea della Cei, il vescovo Cipolla si esprimerà ufficialmente anche se ha già dato parere positivo».

San Leopoldo diventerà patrono dei malati di tumore: non temete l’effetto Lourdes nel senso di enorme afflusso con mercificazione annessa? «No! Certo la fede ha bisogno del contatto con il luogo ma si esprime anche a distanza» commenta padre Gusella. E racconta di un loro frate di Mestre, di 90 anni, che era stato dato per spacciato, questione di giorni, neoplasia inguaribile. Adesso sta bene. Di tante altre guarigioni e della marea di persone in lotta con un tumore che lì chiedono preghiere, protezione, un miracolo se possibile.

E mette il dito sulla piaga metaforica della malattia, che tutti riguarda, religiosi e laici: «Noi vogliamo attirare l’attenzione sulle persone malate, sulla sofferenza, sull’isolamento, su cosa vuol dire ricevere l’annuncio di una malattia grave e sentire il vuoto attorno. In quei momenti le persone hanno bisogno di disponibilità, di attenzioni non di solitudine: hanno bisogno di una comunità attorno. Invece noi, questo nostro mondo, ci sforziamo di ignorare la malattia, ci diciamo: speriamo non capiti a me». Parole sante, con e senza Leopoldo.

Esce dalla messa Antonello Belluco, 61 anni, regista: sta montando il film “Sulle spalle” voluto dai cappuccini su san Mandic, sarà pronto a fine anno: «Sono di casa qui, mia mamma era slovena e sul comodino aveva padre Leopoldo».

Intanto si china a firmare una donna, tra le tante, ma la sua voce è speciale. Si chiama Elisabetta Viscardi, 50 anni, è pediatra oncologa in ospedale: ha a che fare con bambini ancorati alle flebo e genitori ancorati a disperazione e speranza insieme. «La fede aiuta, i malati ma anche il personale, i medici. Rafforza l’obiettivo di prendersi cura dei pazienti perché curare non è solo dare farmaci, è accompagnare i pazienti nel loro percorso, è un valore fondamentale».

Possono firmare la petizione solo gli italiani: se firmassero anche i pellegrini croati, che arrivano a “pullmanate” a pregare il loro conterraneo Mandic, il numero sarebbe doppio. Giusto per ricordarlo, il santo nacque a Castelnuovo di Cattaro (in Montenegro) il 12 maggio 1866, penultimo di sedici fratelli, da famiglia cattolica croata.

Ieri mattina il santuario era brulicante di ragazze croate che dopo la visita facevano shopping religioso: ceri votivi a 2 euro, portachiavi con l’orma di Dio e il nome inciso a 3.50, «fazzoletti profumati da portare alle persone malate», aroma rosa o lavanda a 4 euro; statue e statuette (da 15 a 500 euro) di quel gigante alto un metro e 35 centimetri che nel 1983 è stato fatto santo.

Non è un caso che padre Leopoldo sia in predicato di diventare patrono proprio dei malati di tumore: i tre miracoli che gli sono valsi la canonizzazione sono guarigioni da tumori. Lui stesso a 76 anni, si ammalò di tumore, all’esofago: negli ultimi 20 giorni non riusciva più a deglutire e nutrirsi più ma fino al 29 luglio 1942, incredibile per i medici, continuò a confessare, senza sosta: il giorno dopo, all’alba, morì.

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