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Il parco o le villette una partita a scacchi nel Basso Isonzo

C’è chi crede nel vincolo e s’aggrappa a un fazzoletto di terra Ma tutto intorno non si arresta l’avanzata del cemento

L’ultimo polmone verde a ridosso delle mura viene sbocconcellato un po’ alla volta. Siamo nell’area del Basso Isonzo, circa 100 ettari, ritagliata tra la città e la ferrovia, la tangenziale e l’aeroporto, cesellata da inconsueti fazzoletti di terra coltivata che s’intrufolano tra i caseggiati. Confina con il corso sinuoso del Bacchiglione che ne custodisce il carattere anfibio di campagna urbana. Il luogo perfetto per un parco, dimora di reti ecologiche e attività agricole, tanto che negli anni 90 il parco venne progettato e perfino delimitato sulle cartografie ufficiali. Nel tempo, un grappolo di palazzine di qui, un filare di villette di là e del grande progetto di parco rischia di rimanere solo un torsolo ammaccato. Ma all’erosione del parco c’è chi si oppone. A un’asta fallimentare celebrata nel gennaio dell’anno scorso per assegnare 5 ettari e mezzo di terreno agricolo confinante con l’area militare dell’aeroporto, prezzo base 360 mila euro, ha partecipato un’inedita sparuta cordata di visionari raccolti sotto le insegne della “piccola azienda agricola Terre prossime”, che ha puntato all’acquisto dei terreni per sottrarli all’edificazione e avviarci attività agricole. La pattuglia è composta dall’azienda agricola Le Terre del fiume che ha già destinato a orti biologici una bella porzione di campi sotto l’argine del Bacchiglione, dal locale Ca’ Sana e da alcuni residenti. L’incursione ambientalista è stata arrestata dalla corsa al rialzo del prezzo e l’immobiliare La Volta, rappresentata da Paolino Pellegrini, si è portata a casa il terreno per 410 mila euro. Persa la scommessa dell’asta il drappello di resistenti è riuscito ad acquistare un ettaro di terra poco distante. Si è trattato di un’eccellente mossa del cavallo. L’immobiliare La Volta, infatti, per poter procedere all’edificazione deve presentate un piano guida per tutta l’area di perequazione che comprende i terreni a nord di via Bainsizza coinvolgendo almeno il 50% della terra e relativi proprietari. La striscia di terra dei nostri ambientalisti diventa, ai loro fini, essenziale. Per questo sono bloccati.

Nessuno invece ha bloccato l’edificazione, quasi ultimata, che riguarda l’area di proprietà di Lupati Carotta, la famiglia ex titolare dell’omonima fornace in Sacra Famiglia. Siamo di fronte all’entrata del Couver Tennis in via Monte Pertica, dove fino a pochi anni fa c’era un boschetto e ora ci sono le schiere di “Ville nel parco”, in parte ancora invendute.

Ma la minaccia più seria avviene un manciata di metri più oltre, all’incrocio tra via Monte Pertica e via Bainsizza e giù fino a via Lucca. Qui Altavita Ira, l’ente che gestisce le case di riposo di via Beato Pellegrino e di Palazzo Bolis a Selvazzano, è in cerca di un acquirente per 36 mila metri quadri edificabili. Dopo tre aste andate deserte – si era partiti dal prezzo astronomico di 8,7 milioni per arrivare a 3,4 – ora Altavita Ira può procedere a trattativa privata. Parliamo di 30 mila metri cubi di fabbricati, una settantina di alloggi, nel cuore di quello che sarebbe dovuto diventare il Parco del Basso Isonzo. I rumors danno per certo un concreto interesse dei fratelli Furlan, che con la loro ditta di Cadoneghe sono tra i pochi imprenditori edili a non aver risentito della crisi. A rompere le uova nel paniere in questo caso ci ha pensato un appello, nel dicembre dell’anno scorso, delle associazioni ambientaliste affinché intervenisse il Comune per acquisire l’area. Un appello che ha squarciato il velo di riserbo, essenziale in questi casi per la buona conduzione delle trattative.

Nel frattempo il gruppo promotore del Parco Paesaggistico Metropolitano sta predisponendo un progetto di parco agricolo nell’area con l’allestimento di una fattoria urbana, uno spaccio

di prodotti del territorio e iniziative culturali di sensibilizzazione. L’idea è di abbattere il confine mentale tra l’urbe e la campagna e favorire l’insinuarsi fin dentro la città costruita di salutari attività di produzione e di cura del territorio.

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