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Un parco energetico nell’ex Italcementi

Illustrate le proposte di riconversione dell’area contenute nel masterplan: nell’ambito del rinnovabile la via più redditizia

MONSELICE. Approderà in Consiglio comunale entro marzo il masterplan sulla riconversione dell’ex stabilimento Italcementi, presentato l’altra sera alla cittadinanza dal sindaco Francesco Lunghi e da Nomisma, la società di consulenza che l’ha redatto per conto dell’azienda ora di proprietà del gruppo Heidelberg. Il documento era previsto dal protocollo d’intesa firmato lo scorso febbraio dalla Regione, dalla Provincia, dal Comune e dalla stessa Italcementi, in vista della dismissione dello stabilimento e del recupero dell’area.

Il piano individua una serie di possibili soluzioni per il riuso dell’area dell’impianto. Le ipotesi ritenute più percorribili, alle quali quindi è stato attribuito un medio grado di sostenibilità economica, sono di destinare lo spazio alla produzione di energie rinnovabili, puntando ad esempio sul biometano o sul fotovoltaico, di sfruttare le risorse geotermiche per la produzione di calore da utilizzare per coltivazioni agricole di pregio in serra o di creare un centro del lusso, una sorta di fashion district di medie dimensioni.

Quelle considerate invece meno solide dal punto di vista finanziario (perché richiedono forti finanziamenti e non garantiscono un ritorno adeguato dell’investimento) sono la realizzazione del Muppe, il museo dei parchi e dei paesaggi europei sponsorizzato in passato dal Pd, di un centro per il benessere oppure di un parco tematico. Al proposito, nei mesi scorsi c’era stato l’interessamento di un fondo arabo che pareva intenzionato a proporre la costruzione di un’area divertimenti ipertecnologica, ma poi non se n’è fatto nulla. Nel masterplan è stata ammessa anche la possibilità, qualora si presentasse l’occasione, di una riconversione industriale a basso impatto ambientale: questo sarà sicuramente uno dei punti più discussi ed è probabile che si opti per eliminarlo dalla versione definitiva del testo. Secondo il sindaco Francesco Lunghi, la soluzione ideale sarebbe quella mista, ovvero accogliere contemporaneamente nell’area dell’ex stabilimento la geotermia, le colture in serra, le eccellenze venete, un polo museale e strutture ricettive.

Il nodo principale, ovviamente, resta quello economico. Una volta approvato il masterplan, si chiederà a Italcementi di aprire un bando per cercare investitori disposti ad attuare la riconversione. Se non si troveranno, come è accaduto per tanti ex cementifici in altre zone d’Italia, la provocazione lanciata dal primo cittadino è di chiedere
alla proprietà di cedere lo spazio al Comune al prezzo simbolico di un euro. Consiglieri e portatori d’interesse del territorio potranno presentare le proprie osservazioni sul piano entro una ventina di giorni all’ufficio protocollo di Palazzo Tortorini.

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