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Tentato omicidio, due testi ridimensionano l’accusa

Processo a Silvano Paganini: infastidito da un bimbo che giocava a pallone, ha accoltellato il padre. Il pm contesta l’aggravante della presenza del minore

Secondo la pubblica accusa è tentato omicidio.

Non solo con l’aggravante dei futili motivi, già indicata al momento della richiesta di rinvio a giudizio. Ma con una nuova aggravante, quella di aver commesso il fatto in presenza di un minore, contestata ieri in occasione della prima udienza del processo davanti al tribunale di Padova.

Una grana in più per Silvano Paganini, 56enne di Padova in via Lister 18, finito agli arresti domiciliari il 30 giugno scorso quando, infastidito da alcuni ragazzini che giocavano a calcio nel cortile accanto al suo palazzo, durante la lite con il padre di uno di loro, aveva estratto il coltello, ferendo l’uomo, Giuseppe Manganotti. Il processo, però, è tutt’altro che scontato.

Le testimonianze di due donne - vicine di casa che avevano assistito al diverbio sfociato nel sangue - avrebbero ridimensionato la posizione dell’imputato (difeso dall’avvocato Luana Francescon) sottoposto alla misura cautelare sia pure tra le pareti domestiche fino a ieri, quando il tribunale ha deciso la revoca degli arresti domiciliari ritenendo che non fossero più giustificati.

Le testi. Anna S. e Luisa C. che si trovavano nel cortile hanno raccontato di aver udito le urla provenienti dal terzo piano del palazzo dove vive Paganini. Vicino a loro Manganotti che, con un bastone, avrebbe replicato: «Se sei un uomo vieni giù». A quel punto Paganini era sceso armato del coltello. Manganotti lo avrebbe affrontato con il bastone e l’imputato si sarebbe difeso sferrando 4, 5 colpi all’addome, mentre la vittima a sua volte lo colpiva al braccio con il bastone. Una versione ribadita in aula da Paganini («Aveva il bastone e io ho pensato di andare giù ma non a mani vuote»). E confermata al contrario da Manganotti («Sono stato io l’aggredito e mi sono difeso») costituito parte civile con l’avvocato Paolo Tessier (sui 20 mila euro il risarcimento reclamato).

L’esperto della procura. Il pm Daniela Randolo, titolare dell’inchiesta, aveva affidato una consulenza tecnica al medico legale Giovanni Cecchetto. Consulenza tra gli atti del fascicolo processuale che potrebbe ridimensionare la responsabilità di Paganini. Nelle conclusioni, infatti, il medico rileva che «Manganotti ha riportato una lesione da punta e da taglio in regione addominale senza interessamento di organi endo-peritoneali... durata della malattia 30 giorni... non sussiste perdita e o indebolimento di senso o di organo, non vi è stato pericolo di vita per la persona offesa».

E soprattutto rileva che «gli elementi medico-legali non sono univoci nell’identificare una concreta idoneità da parte dell’aggressore a cagionare la morte della persona offesa». Di nuovo in aula il 6 febbraio per ultimi testi, poi parola a pm e difesa, infine sentenza.
 

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