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Perse al casinò i soldi dei clienti, promotrice condannata a 2 anni

Il gioco era diventato una malattia: dilapidò i 2 milioni e mezzo che le avevano affidato 17 investitori

VIGONZA. Stimata consulente finanziaria, eppure “drogata” anzi malata di gioco. Un gioco frequentato per anni nel casinò di Venezia o di Ca’ Noghera – fra tavolo verde, chemin de fer e diavolerie elettroniche – che ha indotto Paola Frasson, 52 anni di Vigonza, a imboccare una strada in discesa destinata a distruggerla sul piano professionale. E a metterla in guai giudiziari molto seri prima di ricominciare il recupero di se stessa a partire dall’assunzione di responsabilità davanti alla giustizia. E anche alle persone che ha danneggiato, ben 17 clienti della filiale padovana di Unicredit Private Banking, derubati di 2.466.732 euro fra il 2005 e il 2011.

Il verdetto. Ieri è arrivata la condanna per furto aggravato pronunciata dal giudice padovano Laura Alcaro: due anni di carcere e 300 euro di multa sia pure con la sospensione condizionale della pena, beneficio chiesto e ottenuto dal difensore, l’avvocato veneziano Giorgio Bortolotto. E l’obbligo di pagare una provvisionale immediatamente esecutiva (un anticipo sul risarcimento) a Unicredit pari a 663.601 euro, mentre la quantificazione della parte restante del risarcimento è stata rimessa al giudice civile (l’istituto di credito si è costituito parte civile con l’avvocato Massimiliano Iovino del foro di Bologna). La banca, infatti, ha già rimborsato gran parte della somme. Assoluzione, invece, per il falso in quanto non è più reato.

Malattia del gioco. Ludopatia: ecco la patologia di cui è stata vittima la consulente, come certificato dalle consulenze mediche presentate dal difensore, l’avvocato Bortolotto. È quel disturbo nel comportamento che trasforma il giocatore occasionale in un giocatore compulsivo e si esprime nell’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o di fare scommesse, nonostante la consapevolezza di dover affrontare gravi conseguenze. Un disturbo che, in questo caso, non è bastato per il riconoscimento anche di una parziale incapacità. Nel corso del processo è stato modificato il capo d’imputazione contestato a Paola Frasson: la procura aveva chiesto (e ottenuto) il rinvio a giudizio per il reato di appropriazione indebita e di falso, accusando la consulente di aver messo a segno innumerevoli prelievi nei conti dei clienti seguiti per conto della Private Banking approfittando della disponibilità del danaro a causa della sua attività lavorativa. E di aver falsificato le firme dei risparmiatori nella modulistica interna della banca in occasione di operazioni di sportello e in calce alle richieste di titoli di credito. Ma tanto la pubblica accusa quanto il giudice sono stati di diverso avviso, riqualificando l’appropriazione nel reato di furto ai danni di 17 clienti derubati dalla cifra più modesta di 19.500 euro, a 205.385 euro fino alla maxi-somma di 1.254.085 euro sottratti fra il 2008 e il 2011 a un cliente dell’istituto di credito.

Smascherata. Nel 2012 la Consob (la Commissione nazionale per le Società e la Borsa) aveva sospeso Paola Frasson per due mesi dall’esercizio dell’attività di promotore finanziario. Era stata Unicredit a segnalare la consulente, indicando «i comportamenti irregolari che la signora
Paola Frasson ha posto in essere, nello svolgimento dell’attività nei confronti della clientela». Il 2 agosto 2011 un risparmiatore aveva indirizzato un reclamo a Unicredit, denunciando prelievi non autorizzati dal proprio conto corrente. Prelievi finiti in conti collegati alla Frasson.

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