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Nuovi elementi al Ris, una speranza per Andrea

Albignasego. E' il dipendente del supermercato ferito alla testa da un rapinatore. Stanno comparando alcune immagini riprese con la descrizione dell’uomo

PADOVA. C’è ancora una piccola speranza per Andrea. Una flebile luce di verità che potrebbe rischiarare l’orizzonte incerto di una tragedia successa quattro anni fa. I carabinieri del Ris di Parma, di fatto, hanno dato nuovo impulso all’indagine che ruota intorno alla tragedia del Prix di Albignasego del 14 dicembre 2013. Una tragedia che inchioda un giovane nel fiore della vita alla gabbia eterna dello stato vegetativo.

La squadra dell’Arma specializzata nelle indagini scientifiche sta esaminando nuovi elementi che potrebbero aiutare gli investigatori ad avvicinarsi alla verità, per capire cos’è successo veramente in quella gelida serata di dicembre. Ci sono alcune immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza della zona industriale di Albignasego, frame che i militari stanno confrontando con la descrizione dell’individuo visto nello sgabuzzino: un uomo con i capelli lunghi e ricci che fuoriuscivano dal cappuccio della felpa.

È un sabato sera di metà dicembre. Andrea Furlan, 23 anni, assunto al Prix da soli due mesi, timbra il cartellino di fine turno alle 20.34. Sale al piano superiore in spogliatoio e si cambia. Mentre scende le scale che portano in un disimpegno sul retro dell’edificio si trova faccia a faccia con una persona che spara. Un unico colpo che gli trafigge la testa da parte a parte.

Il direttore del supermercato, interrogato dagli inquirenti, dirà di essersi girato all’improvviso poco dopo aver udito il rumore dello sparo. Racconterà di aver visto una persona china su un corpo steso sul pavimento. Il corpo era quello del suo giovane commesso, mentre chi gli stava affianco è la persona che ha premuto il grilletto. Un fantasma che i carabinieri nel Nucleo investigativo provinciale hanno cercato di identificare in tutti i modi, scontrandosi però con le difficoltà di un’indagine che ha presentato da subito numerosi punti sfavorevoli. Innanzitutto l’impossibilità di isolare con le celle della telefonia mobile un numero congruo di utenze: la vicinanza della statale Adriatica estrogena il risultato della ricerca al punto da renderla impossibile. Poi il dilemma della perizia balistica, con bossolo e ogiva che si frantumano in modo tale da rendere impossibile l’individuazione del calibro.

Qualche settimana fa Cristina Calore, la madre di Andrea, ha chiesto verità con una intervista concessa al mattino: «Ogni notte quando appoggio la testa sul cuscino mi sento schiacciata da due domande. Sono sempre le stesse ormai da quattro anni. Chi? E perché? Da un lato penso che sarebbe meglio non sapere mai chi ha distrutto in questo modo le nostre vite. Poi però, razionalmente, dico che è un mio diritto sapere chi è perché. Io chiedo verità per il mio Andrea».

L’indagine era stata inizialmente coordinata dal pubblico ministero Orietta Canova, che aveva chiesto l’archiviazione dopo due anni di indagini. Il giudice rigettò la richiesta, che venne affidata al sostituto procuratore Sergio Dini. Nell’ultimo anno gli accertamenti sono proseguiti: nel giorno della rapina al supermercato le celle telefoniche registrarono a Padova e nell’immediata periferia la presenza di una banda di rapinatori catanesi. Per mesi si è indagato su di loro, sono stati intercettati. Alcuni di questi soggetti sono stati pure arrestati in Piemonte dopo una rapina a un supermercato ma nulla è emerso che potesse metterli in relazione alla tragedia di Andrea Furlan.

Le ipotesi sul tavolo sono le tre di sempre: regolamento di conti, scambio di persona o rapina. Come è naturale che sia gli investigatori dell’Arma hanno scavato a lungo nella vita di Andrea, in quella dei suoi familiari e in quella degli amici. Ma non ci sono lati oscuri nella vita di questo ragazzo che dopo
aver finito le superiori era riuscito a entrare nel mondo del lavoro. Sicuramente nulla che possa giustificare un regolamento di conti. Ecco perché queste nuove analisi del Ris sono di straordinaria importanza.

e.ferro@mattinopadova.it

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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