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Vandali contro le arnie, uccise 30 mila api ad Abano Terme

Prese di mira le Officine del Miele a Monterosso. Buttato via l’investimento di sei giovani allevatori

ABANO TERME. Un vile attacco ad un bene prezioso e al duro lavoro dei sei giovani. Nei giorni scorsi Le Officine del Miele, gruppo di giovani imprenditori agricoli che cura nei Colli Euganei una ventina di arnie, ha dovuto fare i conti con un vandalismo che è costato la vita a numerose api.

 

Almeno trentamila, per la precisione. Qualcuno ha raggiunto le arnie che il gruppo ha collocato a Monterosso, buttandone tre a terra. Racconta uno dei sei giovani proprietari dell’apicoltura aponense: «Abbiamo iniziato l’attività questa primavera partendo con cinque arnie ed arrivando ad inizio inverno con 24 arnie sane. Le abbiamo disposte in due postazioni diverse, oltre che per una questione sanitaria anche per ridurre la possibilità di furto e atti vandalici che temevamo potessero accadere. Diciassette arnie si trovano a Monterosso, in una posizione molto difficile da raggiungere, che tra l’altro, a discapito della nostra “comodità”, avevamo scelto proprio per ridurre la possibilità di inquinamento, di eventuali danni nei confronti di passeggiatori della domenica e per evitare di fornire tentazioni ad eventuali ladruncoli o vandali».

Le precauzioni non sono bastate: «Siamo andati a controllare le arnie la notte tra il 29 ed il 30 ed è in quella occasione che abbiamo trovato le 3 arnie buttate a terra. Probabilmente la cosa è successa qualche giorno prima perché le casette erano piene di acqua». D’inverno ogni arnia ospita almeno diecimila api (sono anche centomila durante la bella stagione): in questa fase dell’anno le api si stringono tra loro per garantirsi calore – anche in inverno in un’arnia non ci sono mai meno di 20 gradi – non volano e si nutrono delle scorte di miele che hanno accumulato durante la stagione precedente. O, come nel caso delle arnie di Monterosso, di zucchero candito, visto che l’ultima stagione non è stata delle più propizie.

 

Forte il rammarico dei giovani apicoltori: «Abitiamo in città diverse della provincia di Padova e di Belluno e cerchiamo di monitorare il più possibile le arnie ma, preferendo metterle in posti naturali e poco antropizzati, non ci è possibile assicurare un controllo quotidiano al nostro apiario, anche perché comunque le api sono in grado di sopravvivere anche senza qualcuno che le stressi continuamente». Il rammarico è anche per il lavoro buttato via: i sei apicoltori si sono esposti finanziariamente e hanno fatto di tutto per far sì che l’inverno risparmi le api allevate. A questo si aggiunge l’impegno sul fronte dei trattamenti contro un parassita, la “varroa” , che sta letteralmente decimando il numero di api in Italia, in Europa e nel mondo.

 

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