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Padova, è tempo di aumenti: viaggi in treno più costosi

Protesta di Adiconsum: «Tariffe più care rispetto alla media dei dati Istat». Da oggi una legge europea ci costringe a pagare i sacchetti di frutta e verdura 

PADOVA. Da ieri viaggiare sui treni regionali costa di più, dopo che la Regione, in base al contratto di servizio pluriennale con Trenitalia, ha applicato l’adeguamento annuale sia sui singoli biglietti che sugli abbonamenti. Il Padova-Venezia è passato da 4.15 a 4.25 euro. Tutti si aspettavano l’aumento di 5 cent, come successo negli anni passati. Anche i biglietti di corsa semplice per Castelfranco e Vicenza, compresi nella tratta da 30 a 40 km, costano 4. 25 euro. Per andare a Verona Porta Nuova si devono sborsare 7.30 euro, 20 centesimi in più, il viaggio a Belluno costa non più 8.85 ma 9.05 euro.

Riguardo gli abbonamenti, due esempi: il mensile del Padova-Venezia è salito da 56.30 a 57.50, mentre il Padova-Treviso da 60.40 a 61.90. Invariato fino a marzo il prezzo del Padova-Bologna, essendo interregionale: 10.40 euro, così come il costo delle Frecce di TrenItalia e degli Italo di Ntv.

Scontata la reazione delle associazioni dei consumatori. «In alcune tratte gli aumenti sono superiori alla media dei dati Istat, fissati, a livello nazionale, al 2.5%», osserva Roberto Nardo, presidente onorario di Adiconsum Cisl. «A questo punto, per compensare la crescita delle singole tariffe, invitiamo il settore competente della Regione a fare di più per non fare viaggiare i pendolari, nelle ore di punta, come sardine in scatola e a proseguire i lavori per portare a termine la Metropolitana di superficie almeno sul quadrilatero Padova-Mestre-Piombino Dese-Castelfranco-Padova».

Cambiamo settore e parliamo sempre di aumenti, riguardo i sacchetti della spesa. Da ieri, in base all’applicazione anche in Italia della norma europea EN 13432, sono a pagamento non solo i sacchetti che la cassiera di turno consegna ai singoli consumatori che li richiedono alla fine della spesa (in genere dieci centesimi), ma anche i nuovi mini sacchetti biodegrabili e compostabili utilizzati per imbustare frutta e verdura, pesce e carne. In quasi tutti i supermercati il costo delle singole buste biodegradabili, che vanno a sostituire quelle di plastica in polietilene, è stato già fissato alcuni giorni fa. Ad esempio al Pam di Piazzetta Garzeria, ieri chiuso come tutti gli altri punti-vendita della città, le nuove bustine biodegradabili, in genere ricavate dal mais, costano tre centesimi l’una. Anche nei punti Despar si paga la stessa cifra. L’Unione Europea ha adottato la norma sovramenzionata innanzitutto per eliminare l’inquinamento da plastica nelle campagne, ma sopratutto nei fondali del mare. Il bello è che i titolari dei supermercati non possono, in nessun modo, addossarsi le spese dei nuovi sacchetti leggeri biodegradabili e regalarli ai consumatori perché chi viola la nuova normativa è soggetto ad una supermulta che va da 2.500 a 25.000 euro. «Purtroppo tale nuova situazione non dipende da noi», osserva Alessandro Lanfranchi, direttore del Pam di fronte al Pedrocchi. «È una nuova regola dettata dall’Unione Europea che dobbiamo applicare per forza. Per quanto riguarda i nostri supermercati, i nuovi sacchetti che si trovano a fianco dei prodotti freschi li facciamo pagare con il minimo prezzo consentito».

A tale proposito anche l’associazione Fida-Ascom ha redatto un comunicato a favore dei consumatori. «Il nuovo provvedimento, a dir poco, contradditorio, costerà ad ogni singolo consumatore, che, di solito, fa la spesa nei supermercati, 150 euro all’anno», sottolinea Michele Ghiraldo, presidente Fida. «Non bastavano gli aumenti già decisi per i treni regionali, le autostrade, il gas e l’energia elettrica. Il bello è che i nuovi sacchetti, una volta pagati,

non possono neanche essere utilizzati più volte. Speriamo solo che, dopo questa assurda decisione, ci possano guadagnare i negozi di vicinato che, di solito, usano ancora i sacchetti di carta». Ieri i banchi dei fruttivendoli delle piazze erano tutti chiusi.


 

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