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Padova, il 5 cominciano i saldi: un affare da 104 milioni

Conto alla rovescia per le svendite, si stima un aumento del 10% degli acquisti. Confesercenti: «Boccata d’ossigeno soprattutto per i negozi di abbigliamento»

PADOVA. Scatta il conto alla rovescia per gli attesissimi saldi invernali: nella nostra regione prenderanno il via il 5 gennaio, ma in altre parti d’Italia le vetrine sono già tappezzate di cartelloni colorati e percentuali invitanti. Dopo un Natale finalmente in ripresa, anche per i saldi si prevedono buoni affari: secondo le stime dell’Osservatorio economico di Confesercenti, per comprare merce scontata i cittadini di Padova e provincia potrebbero spendere fino a 104 milioni di euro (+10% rispetto al 2017). La spesa media per ogni persona sarà di 160 euro: un po’ di più rispetto alla media nazionale, che si attesta intorno ai 150. La ripresa gioverà soprattutto ai negozi di abbigliamento, che in questo momento sembrano beneficiare più di altri della corsa agli acquisti.

Le attività commerciali pronte ad aderire, sempre secondo i dati Confesercenti, sono moltissime: almeno l’84%, che si traducono in quasi mille negozi a Padova città e duemila in tutta la provincia.

La percentuale più elevata di adesioni è nei centri storici, ma anche nei piccoli comuni e nei quartieri la quasi totalità dei negozi di moda effettuerà i saldi. «Quest’anno», commenta Nicola Rossi, presidente di Confesercenti Padova, «si spenderà un po’ di più rispetto all’anno scorso, circa il 10%: è una boccata d’ossigeno per un settore che sta riprendendo lentamente».

Gli sconti di fine stagione convengono tanto ai clienti quanto agli esercenti, ma a patto che si rispettino regole chiare: «Durante i saldi», precisa infatti Rossi, «i consumatori possono comprare articoli di qualità a costi realmente inferiori a quelli iniziali. Sono uno strumento più efficace rispetto a promozioni estemporanee, come il Black Friday, che attirano clienti con sconti a volte limitati. Le vendite di fine stagione, invece, riguardano prodotti di carattere stagionale o articoli di moda già in assortimento nei negozi, suscettibili di deprezzamento. La riduzione dei prezzi per i consumatori, dunque, è mediamente più elevata. Ma perché il meccanismo dei saldi funzioni correttamente», sottolinea il presidente di Confesercenti Padova, «c’è bisogno di ripristinare un quadro di regole certe. Servono controlli per bloccare i pre-saldi illegali e per fermare le pubblicità ingannevoli, che fanno passare la promozione di prodotti che non hanno alcuna stagionalità per vendite di fine stagione. I saldi sono uno strumento utile a consumatori e a imprese, e vanno tutelati. Purtroppo», conclude Rossi, «la normativa sulle vendite straordinarie e sui saldi è molto farraginosa e lascia aperte numerose possibilità di eluderla in particolare per il divieto di fare promozioni nei trenta giorni precedenti. Occorre una profonda modifica legislativa».

Della stessa idea è anche il presidente di Federmoda Ascom, Riccardo Capitanio, che ricorda da un lato l’utilità dei saldi “ufficiali”: «Una data di partenza condivisa», dice, «rappresenta uno spot pubblicitario a costo zero per tutti, compresi i negozi di vicinato, ma soprattutto è una garanzia per i consumatori». D’altro canto,

si assiste sempre più spesso a «saldi “inquinati” dalla corsa sotterranea messa in atto soprattutto dalla grande distribuzione, la quale tra sms, fidelity card, gruppi whatsapp e pubblicità “ambigua”, di fatto ha già anticipato la data fin da Santo Stefano».


 

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