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Borgoricco, quella terra dissodata per i reduci delle legioni

Gli urbanisti dell’imperatore ridisegnarono il paesaggio

BORGORICCO. Piccolo, ma con spunti originali tali da suscitare l’invidia dei grandi.

Quelli di Borgoricco possono presentare un biglietto da visita davvero degno di questo nome: il municipio del paese, firmato nel 1983 da uno dei più grandi architetti italiani, Aldo Rossi, e che abbina alla modernità la caratteristica di rappresentare al tempo stesso una porta che conduce nel passato del paese: la reception è infatti anche il punto di accesso per il Museo della centuriazione romana, unico nel ...

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BORGORICCO. Piccolo, ma con spunti originali tali da suscitare l’invidia dei grandi.

Quelli di Borgoricco possono presentare un biglietto da visita davvero degno di questo nome: il municipio del paese, firmato nel 1983 da uno dei più grandi architetti italiani, Aldo Rossi, e che abbina alla modernità la caratteristica di rappresentare al tempo stesso una porta che conduce nel passato del paese: la reception è infatti anche il punto di accesso per il Museo della centuriazione romana, unico nel suo genere, che custodisce materiale utilissimo per capire questo autentico capolavoro di urbanistica dovuto agli antichi romani.

Un intervento che riguarda una parte consistente dell’Alta padovana, ma che ha un legame particolare con Borgoricco, testimoniato dallo stemma.

Borgoricco: un paese, una storia

Il Comune è infatti il solo ad aver avuto l’autorizzazione a inserire in esso, nel lato in basso a destra, lo schema del graticolato con cui era stato suddiviso il territorio, con una croce filettata in rosso che rappresenta le due strade-chiave dello schema urbanistico, tuttora esistenti: la via Desmàn, corrispondente al “decumanus maximus” (est-ovest) che conduceva da Altino a Vicenza; e la via Cornara, forse Cornelia, coincidente con il “cardus maximus” (sud-nord) che andava da Padova ad Asolo.

La soluzione, semplice quanto ingegnosa, nasce sostanzialmente da un problema politico.

Dopo una serie di guerre intestine che hanno sconquassato la Repubblica, a Roma Ottaviano è riuscito a riportare la pace e a mettere in piedi l’impero, oltretutto facendosi attribuire il non indifferente appellativo di Augusto.

Ma ha una grana da risolvere: cosa farne dei veterani che, deposte le armi dopo tanti anni in cui si sono dedicati esclusivamente a menare le mani, non hanno un’alternativa; e si sa che in questi casi fanno presto a innescarsi pericolose derive.

La risposta, Augusto la trova a Nordest, nell’allora X Regio Venetia et Histria: dove un fiume, il Musone, segna il confine tra i territori di due città di primo piano come Padova e Altino.

Quello di qua del fiume (“cis Musonem”), scarsamente abitato, e comprendente anche parte dell’attuale provincia di Venezia, è l’ideale per forgiare le spade in vomeri, come auspicava la Bibbia: nel 31 avanti Cristo, l’imperatore affida agli urbanisti dell’epoca l’incarico di suddividerlo in centurie, ciascuna a sua volta ripartita al proprio interno in 160 riquadri da 1,25 iugeri ciascuno (poco più di 3mila metri quadri).

E a questo punto assegna le terre ai reduci, che si trasformano in contadini, aiutati da tecnici che predispongono i terreni in modo tale da renderli facilmente coltivabili, preoccupandosi pure di favorire lo scolo delle acque piovane.

Pare ci fosse, lungo l’attuale via Desman, pure una stazione di posta con tanto di albergo, magazzini e stalle.

Anche qui, come altrove, il violento passaggio dei barbari nella seconda metà del primo millennio dopo Cristo semina devastazioni e distruzioni, ma non al punto da cancellare quel prezioso impianto urbanistico, che fa da base alla ricostruzione; nella zona, sorgono in epoche ravvicinate tre centri distinti (la stessa Borgoricco, San Michele delle Badesse e Sant’Eufemia), che solo nel 1806 con Napoleone saranno riuniti in un unico Comune.

Delle tre realtà si trova traccia in documenti compresi tra l’XI e il XII secolo, anche se il primato rimane a Borgoricco, con un atto del 1085 in cui si nomina la parrocchiale di San Leonardo, ricostruita poi nella sua attuale versione nel 1772.

Di Sant’Eufemia si parla per la prima volta nel 1192, anche se pare che in realtà il nucleo originario si sia consolidato proprio qui, attorno alla chiesa poi ricostruita in tempi recenti, nel 1957. San Michele infine entra nelle cronache un po’ più tardi, e quell’appellativo “delle Badesse” suona come un chiaro riferimento alla presenza di un monastero di suore; comunque, di tutti e tre i centri si fa menzione negli Statuti padovani del Duecento, indicandone la matrice rurale.

Si ha anche notizia dell’esistenza, sempre in quel periodo, di un vero e proprio castello feudale nella zona di Sant’Eufemia, il “Castellano”, circondato dal regolamentare fossato con tanto di doppio ponte levatoio, ma anche con annesso Oratorio per mantenere gli opportuni collegamenti con le cose dello spirito.

Peccato che il complesso, dopo aver resistito nei secoli, a partire dall’Ottocento sia stato un po’ alla volta demolito, fino a cancellarne ogni traccia.

Un’ulteriore fase di crescita anche qualitativa si ha con l’arrivo della Serenissima, che agli inizi del Quattrocento toglie di mezzo i Carraresi e si espande in terraferma: come in molte altre zone di pregio del Padovano, pure qui arrivano i patrizi veneziani che, assieme ai nobili padovani della fazione avversa alla Signoria sconfitta, si trovano a disposizione patrimoni fondiari considerevoli: un po’ come per i veterani di Augusto con la centuriazione, ma in questo caso molto più in grande.

Sorgono così ville di pregio che al tempo stesso sono aziende agricole rilevanti: come villa Boise e villa Bressanin, entrambe del Seicento, e villa Rettore costruita nel Settecento.

Qua e là nei campi ci sono infine dei suggestivi capitelli, superstiti di un reticolo ben più numeroso, a testimonianza di una radicata e diffusa devozione popolare; da citare in particolare quello di via Ronchi a Sant’Eufemia.

Il paese rimane solidamente agricolo fino al secondo dopoguerra, quando in tutta la zona parte un’accentuata industrializzazione che ne cambia radicalmente la fisionomia, e che porta anche a un consistente aumento di popolazione specie a partire dagli anni Settanta.

Un’ultima curiosità, da aggiungere alle già citate particolarità che fanno di Borgoricco un “unicum”: si tratta del solo Comune italiano in cui sia presente una “via Mussolini”.

Piano con gli equivoci: non si tratta di una dedica nostalgica al Duce sopravvissuta ai decenni, ma molto più banalmente del fatto che la strada attraversa una zona un tempo infestata dai moscerini, termine che nella parlata veneta diventa per l’appunto “mussolini”, o “mussatti”. Neri pure loro, ma non per scelta politica.

(13, continua)