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Eredità Conte, 15 milioni sono spariti nel nulla

Al centro del processo contro il commercialista Castellini imputato per riciclaggio. Usciti dal patrimonio sono passati all’ex autista Cadore con un falso testamento

PADOVA. Dove sono finiti i 15 milioni di euro usciti dal patrimonio del defunto pellicciaio Mario Conte, transitati nel conto acceso in Antonveneta (ora Mps) e intestato all’ex maggiordono-autista-tuttofare Luciano Cadore (condannato in via definitiva a tre anni di carcere per aver falsificato il testamento del suo datore di lavoro ed essersi autonominato suo erede universale) e poi finiti nel paradiso fiscale delle Bahamas (nella filiale di Nassau-Bahamas di Bsi-Banca Svizzera Italiana), prima concludere il viaggio in una banca elvetica?

Il giudice Claudio Marassi, che presiede il collegio del tribunale chiamato a processare per riciclaggio e ricettazione il commercialista padovano Alessandro Castellini, lo ha chiesto ripetutamente a Luciano Cadore, ieri di nuovo in aula per chiarire i rapporti con l’imputato. Ma il giallo dei milioni – un flusso di danaro che, per ben due volte, ha varcato l’oceano terminando la corsa nella blindatissima svizzera – non è ancora stato chiarito.

«Sono sotto sequestro in Svizzera» ha insistito Cadore, pungolato dalle domande del legale di parte civile, il penalista Giuseppe Pavan (in aula per conto di uno degli eredi, la Fondazione Oic). Quest’ultimo, non a caso, aveva appena rammentato al maggiordono-tuttofare come nel processo a suo carico, concluso con la sanzione di tre anni di carcere, avesse fatto una pubblica promessa: in caso di condanna, avrebbe disposto il rientro di quei soldi in Italia.

«Che ne è stato della promessa?» ha domandato l’avvocato Pavan. E Cadore (assistito dal penalista Piero Longo in quanto interrogato come imputato di reato connesso con obbligo di dire la verità) ha replicato: «Ripeto, i soldi sono sequestrati, non sono più nella mia disponibilità». Tanto che l’avvocato Longo ha precisato: «Gli eredi legittimi (di Conte) vadano in Svizzera e se li facciano liberare dalla banca». Insomma ormai da anni si parla nelle aule del tribunale di quei milioni che sembrano svaniti. Così il presidente Marassi si è rivolto a Cadore: «È interesse di questo tribunale sapere dove sono finiti i soldi. E, sinceramente, io non l’ho ancora capito. Finora non abbiamo visto un decreto di sequestro delle autorità elvetiche. È rilevante accertare che questa cifra milionaria non sia più nella sua disponibilità: come destinatario del procedimento, la invitiamo a procurarsi l’atto di sequestro». Il punto è: esiste davvero un atto della magistratura svizzera che ha messo sotto sequestro i 15 milioni di euro? O è una fandonia?

Secondo la pubblica accusa (il pm Sergio Dini) il commercialista con studio in piazza Garibaldi era il regista di quelle operazioni realizzare

con soldi di un testamento falso. Ed era il consulente di fiducia di Cadore, come di fatto ammesso da quest’ultimo che poi ha lamentato: «Sto prendendo medicine...Ho il cuore che batte a 100 chilometri all’ora e le mie coronarie...». Si tornerà in aula il 28 febbraio.
 

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