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Comprare casa a Padova costa meno

I prezzi continuano a scendere, seppure di poche decine di euro al metro quadro, ma il mercato è in movimento

PADOVA. Dai 4700 euro al metro quadro delle più belle e ben conservate residenze storiche delle Riviere, delle Piazze e di via XX Settembre, fino agli 850 euro di un appartamento mal conservato e in edilizia popolare nella zona nord dell’Arcella e di Mortise. Valori comunque in calo, seppure di poche decine di euro, rispetto al primo semestre del 2016 in tutte le principali zone del padovano, che siano di grande prestigio o estremamente popolari, pure in un contesto dove si registrano compravendite in costante crescita. Nella tabella a fianco si riportano i valori di mercato riferiti a immobili in medio stato di conservazione.

Silvia Dell'Uomo (Fimaa Padova)
Silvia Dell'Uomo (Fimaa Padova)


«La flessione dei prezzi perdura a tutt’oggi» spiega Silvia Dell’Uomo, vicepresidente vicario della Fimaa di Padova, l’associazione degli agenti immobiliari che fa capo ad Ascom-Confcommercio. «Dopo il crollo degli anni della crisi, il mercato, dal punto di vista delle quotazioni, continua a perdere lentamente terreno, di pochi punti percentuali, anche di uno “zerovirgola”, ma con costanza. Un indicatore che, unito alla crescita del numero delle compravendite, indica un sistema in movimento ma non ancora protagonista di una ripresa vera e propria».

Visti quartiere per quartiere i prezzi degli immobili di Padova variano anche di quasi 4000 euro a metro quadro, e un alloggio non dei migliori a Mortise rischia di costare 5 volte di meno di quanto non valga una casa ottimamente rifinita in pieno centro storico. Le variabili del mercato immobiliare padovano, per fascia territoriale, per tipologia d’immobile e per stato di conservazione sono registrati, semestre dopo semestre non solo dalle stime delle principali catene di agenzie immobiliari ma pure dall’Agenzia delle Entrate che può confrontare i prezzi reali delle compravendite e delle locazioni registrate creando quello che è nei fatti una mappa puntuale del valore patrimoniale degli immobili di tutte le zone della stragrande maggioranza dei Comuni italiani, ovviamente Padova compresa.

E tuttavia è la stessa Agenzia delle Entrate, nella sua guida alla quotazioni, strumento utilissimo per chi vuole affrontare da profano il mondo delle compravendite immobiliari, a consigliare prudenza circa l’applicabilità tout court delle quotazioni medie rilevate. Una consapevolezza confermata anche dagli operatori del settore che registrano, in questi ultimi anni, una sempre maggiore variabilità dei prezzi degli immobili anche all’interno di uno stessa zona o quartiere.

«Oramai sono addirittura le vie a fare cambiare i prezzi delle case» spiega Silvia Dell’Uomo: «Per quanto le stime dell’Agenzia delle Entrate siano le più affidabili che esistono sul mercato perché si basano sui prezzi reali dalle compravendite, le variabili sono talmente tante che il valore di un immobile deve essere quantificato sulla base sua collocazione precisa anche all’interno del quartiere in cui si trova. Per questo l’Omi sceglie di fornire, per tipologia di immobile e stato di conservazione, un range di prezzo che spesso presenta una variabilità che supera abbondantemente il 30%».

E tuttavia le medie dei quartieri registrate dall’Agenzia delle Entrate fanno emergere sorprese non da poco: si scopre infatti, seguendo le ultime quotazioni proposte dall’ente, che comprare casa a Ponterotto, classificata come zona rurale, può costare anche sensibilmente di più che scegliere di acquistare un appartamento in Corso del Popolo o in zona Scrovegni e che comprare a Camin sarà più oneroso che all’Arcella.

«Spesso a pesare sui valori immobiliari sono più che altro il tasso di degrado reale o percepito e i servizi che il quartiere è in grado di offrire» continua Dell’Uomo. «Un esempio è Città Giardino, un tempo uno dei quartieri più ambiti della città, che ora ha perso in parte il suo appeal perché di fatto invecchiato nel tempo e privo di servizi. Un altro esempio è proprio l’Arcella: qui assistiamo allo strano fenomeno di un mercato “chiuso”: arcellani che non vogliono andare via dal quartiere e che comprano a poca distanza da dove abitano già, conquistati dai servizi, dalla vitalità e dalle comodità della zona. Per contro chi non ci abita si rifiuta categoricamente di comprare nell’area, terrorizzato da una nomea che obiettivamente non è delle migliori».
 

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