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Una notte di festa per 300 senza dimora e per i loro angeli

L’arte e la musica per un momento pubblico di riscatto. Centinaia di volontari impegnati ogni giorno nelle strade

PADOVA. Marina stringe le labbra e quasi se le morde per trattenere un sorriso che deve sembrarle sfacciato. Ma appena mette sul tavolo i suoi lavori fatti con l’uncinetto, tutti le si fanno intorno per complimentarsi.

E quando le chiedono di fare una foto, sgrana gli occhi incredula: «Davvero?». Poi sottovoce racconta: «Mi ha insegnato mia cugina, ho imparato quando avevo 15 anni. Ne ho passate tante, ma ho sempre trovato il tempo per l’uncinetto».

Marina ha una quarantina d’anni e dorme al Torresino, l’asilo notturno che offre un riparo a un’ottantina di senza dimora. A Padova sono più di trecento quelli che non hanno una casa dove tornare, numero stabile da qualche anno, per tante ragioni. Intorno a loro si muove un esercito silenzioso, pieno di energie, di entusiasmo, di forze giovani, di associazioni più o meno strutturate, che di questa città dovrebbe essere un vanto.

Per una sera, anche quest’anno, è la loro festa: quella dei senza dimora e quella di chi si spende per dare loro almeno il minimo necessario. Alla Loggia della Gran Guardia, in piazza dei Signori, si suona e si balla.

Discorsi ufficiali al minimo, passa giusto l’assessore al Sociale Marta Nalin che sottolinea come sia bello «fermarsi a guardare quelle persone che spesso sono invisibili ai nostri occhi», in una serata che «dovrebbe farci ricordare che il benessere di una comunità deve essere il benessere di tutti».

Accanto al tavolo di Marina, anche Alfonso mette in mostra i suoi lavori. Sono animali, case, aerei, monumenti fatti con il legno delle cassette di frutta e verdura. Sono bellissimi. Alfonso, 63 anni, però, va più orgoglioso del fatto che dal 29 marzo del 2016 non beve più.

«Ho trovato ospitalità dai Mercedari, ho ricominciato a fare i miei lavoretti. Sto benissimo ora». E gli si illuminano gli occhi. «Quest’anno abbiamo scelto di cambiare: non c’è più il racconto delle storie di vita, ma l’esibizione delle potenzialità di queste persone, attraverso i loro lavori, la loro musica», spiega Sara Ferrari della Caritas, una delle associazioni - insieme a La Casa, Croce Rossa, Sant’Egidio e tante altre, una dozzina in tutto - che organizzano questa manifestazione nell’ambito della giornata mondiale per la lotta alla povertà istituita dall’Onu nel 1992.

«È un’occasione di festa, soprattutto, per stare insieme ed essere spensierati». Ci sono i richiedenti asilo che fanno il corso di chitarra alla Croce Rossa che sono pronti a esibirsi. «Non è facile insegnargli la disciplina, ma loro ce la mettono tutta», raccontano le volontarie.

La Croce Rossa ne ospita 38. Tra loro anche uno che fa il tappezziere e si è portato alla Loggia una macchina da cucire. I volontari si affannano per mettere tutti nelle condizioni di “esibirsi”, ma è una festa, non c’è stress. C’è una rete che lavora. Annalisa Schiavon, di Sant’Egidio, lo ricorda quando racconta di come ci si dà il turno, ogni sera, nella distribuzione dei pasti.

«Noi, con duecento volontari, lo facciamo per tre sere, in stazione e negli altri posti dove sappiamo, grazie alle segnalazioni, che ci sono persone senza dimora. Poi ci sono altre associazioni, per i giorni che restano».

Quelli di Sant’Egidio hanno appena

stampato la nuova guida, una specie di Michelin per i bisognosi. Indica dove dormire, dove lavarsi, dove mangiare, un lavoro prezioso, pieno di attenzioni, di cura. Come tutto quello che si muove sotto questa Loggia, a ritmo di musica.

Cristiano Cadoni
 

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