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Giordani: «Ospedale, no ai Colli. Nuovo sul sito attuale»

Il sindaco di Padova insiste sulla sua idea: in via Giustiniani 1.400 letti e 2.100 nuovi parcheggi

PADOVA. «Ascolto i consigli di tutti ma l’ospedale in via dei Colli non è nei miei programmi. Al tavolo con Luca Zaia mi siederò portando una sola proposta e sarà quella di costruirlo sulla sede attuale». Prosegue senza sosta il balletto del nuovo policlinico di Padova. E nella danza il ritmo si detta un po’ a turno. Se martedì era toccato al presidente della Provincia Enoch Soranzo, spalleggiato dal rettore del Bo Rosario Rizzuto - convinti entrambi che l’ipotesi del nuovo polo in via dei Colli sia «fattibile, rapida e ragionevole» - ieri il testimone è passato nelle mani di Sergio Giordani.

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«Non condivido il loro pensiero, perché la mia idea è diversa e la cambierò solo il giorno in cui un tavolo tecnico mi dimostrerà che il progetto della mia amministrazione non funziona strutturalmente ed economicamente», le parole del sindaco «fino ad allora io andrò avanti, e tra due settimane al massimo saremo pronti per incontrare il governatore Zaia e presentare un lavoro bellissimo al quale hanno lavorato quattro tecnici molto qualificati. Tutti gli altri hanno fatto passare 21 anni, noi invece in poco più di tre mesi abbiamo già una risposta efficace e persuasiva. L’ospedale ai Colli, tra l’altro, venne anche già bocciato otto anni fa da una commissione tecnica». Giordani sembra non vedere l’ora di chiudere questa partita e, pur tenendo aperta la porta aperta ad altre proposte, tira dritto e conferma la volontà di andare fino in fondo con il progetto su via Giustiniani.



Ieri, nel bel mezzo di una conferenza stampa (convocata per parlare di tutt’altro), quando è spuntato il tema ospedale ha lasciato la sala per raggiungere il suo ufficio. È tornato un attimo dopo con in mano una cartellina rossa contenente il progetto del famoso “nuovo su vecchio” e probabilmente lo schema futuro della sanità padovana. Tentato dal mostrarlo ai cronisti presenti, Giordani però si è fermato appena in tempo, visto che prima di renderlo pubblico dovrà essere sottoposto a Regione, Università, Azienda ospedaliera, Iov e Provincia. Qualche anticipazione, però, se l’è lasciata sfuggire: «Sarà ad alta tecnologia, avrà 1.400 posti letti, 2.100 nuovi parcheggi (nel progetto sono previsti i silos, ndr), e una piastra che collegherà le strutture sotto il quale passerà il tram. «Non voglio che si parli più di nuovo su vecchio, perché altrimenti la gente capisce che si tratta di un restauro mentre noi abbiamo in mente un policlinico che sarebbe messo in piedi da zero. Non c’entra nulla con quello di Bitonci del 2014 che fu scartato dalla commissione regionale».

Giordani si spinge anche sui tempi per realizzarlo: «La bellezza di questo progetto è che sarebbe subito cantierabile, perché non occorrono nuove infrastrutture. È veloce, ed entro 7 anni potrebbe essere già pronto, e non va sottovalutato un altro vantaggio: verrebbe fatto a step, e quindi potrebbe entrare in funzione un po’ alla volta».

Entro la fine del mese quindi ci sarà il tanto atteso faccia a faccia tra Sergio Giordani e Luca Zaia (che finora, almeno ufficialmente, non si è mai spostato dall’ipotesi di Padova Est sostenuta dall’ex sindaco Massimo Bitonci), e che potrebbe rappresentare una svolta per il destino dell’opera: «Se alla fine non dovessi riuscire a far niente sarebbe solo colpa mia, perché io sono stato eletto e la responsabilità di tutto ciò che avviene è esclusivamente del sottoscritto. Non voglio sostituirmi alla Regione, all’Ateneo e alle altre istituzioni ma io sono profondamente innamorato di questo progetto. Quando lo sottoporrò alla commissione, se mi diranno che sono uno stupido e che non ho capito niente lo accetterò, ma la mia volontà è chiara da sempre. Voglio un nuovo ospedale come lo vogliono tutti i padovani e io m’impegno ancora una volta a realizzarlo. Da giovane mi appassionavano le ragazze, poi mi sono innamorato del Calcio Padova, dopo ho preso una cotta per le gru elettriche, e ora mi emozionano gli ospedali», ha chiuso con una vena ironica.
 

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