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Nuovo ospedale, ora tocca a Zaia e Giordani trovare finalmente la sintesi

Scelgano e si assumano pure i rischi connessi con il dovere di governare. Padova non può più aspettare, in ballo ci sono la Medicina e il futuro della città 

Tocca a Luca Zaia e a Sergio Giordani trovare, finalmente, una sintesi in tema di nuovo ospedale. Di sicuro Padova non può ulteriormente attendere: ne va dell’appannamento di una missione e di un mestiere – la medicina – che appartengono alla sua storia in modo peculiare e che devono rientrare pure nel suo destino futuro.

Lo sparpagliamento annunciato in queste settimane tra Padova, Castelfranco e Monselice (riguardo alle radioterapie) di una eccellenza riconosciuta come l’Istituto oncologico veneto la dice lunga degli effetti di una pluridecennale mancata programmazione. Leadership appannata, appunto.

Tocca a Zaia e a Giordani in primis scegliere dove innalzare il nuovo ospedale. Il sindaco ha esplorato in modo più puntuale l’ipotesi di costruire ex novo sull’area di via Giustiniani il polo ospedaliero. Giordani punta a salvare ovviamente il blocco settecentesco Giustinianeo e il Policlinico, su cui sono tuttora in corso radicali interventi di ammodernamento tecnologico e strutturale. Ma il resto del complesso ospedaliero dovrebbe essere raso al suolo e radicalmente ricostruito, per lotti progressivi in modo da incidere quanto meno possibile sulla continuità del servizio sanitario. Come noto, tra i vantaggi esibiti da Giordani vi è pure la misura dell’investimento, che a spanne dovrebbe valere un terzo rispetto al progetto di un nosocomio da innalzare in un sito differente da quello attuale.

L’attitudine di Zaia è non meno pragmatica rispetto a quella di Giordani. Il presidente della Regione cita a ogni pie’ sospinto l’esito della commissione tecnica che ha esaminato nove differenti localizzazioni possibili per il nuovo ospedale. E tra queste ipotesi, Zaia rimarca che i tecnici hanno cassato senza remore la ricostruzione ex novo dell’impianto ospedaliero in via Giustiniani: il rischio di rinvenimenti archeologici, l’aleatorietà dei tempi di esecuzione, l’interferenza tra i cantieri e la cura dei malati, la contrarietà della Soprintendenza riguardo all’innalzamento di torri di 10-12 piani in un’area in fregio alle Mura sono tra gli ostacoli più significativi.

I terreni di Padova Est (zona San Lazzaro), così come quelli di Padova Ovest (lungo la tangenziale) sono ritenuti dalla strana coppia governatore/sindaco politicamente non più validi. Sull’una e l’altra ipotesi, infatti, ci sono i marchi delle precedenti amministrazioni comunali e di falliti accordi inter-istituzionali. Zaia punta direttamente a reperire terreni di pubblica proprietà (in modo anche da evitare fastidiosi incidenti di percorso con la Procura della corte dei conti).

Al netto della stravaganza di indicare la zona di Legnaro (Agripolis), così ri-emerge la predilezione di Zaia per l’area di proprietà della Regione in via dei Colli, che conserva tuttora modeste funzioni sanitarie. Sommando tale terreno con quello retrostante che fa parte del patrimonio della Provincia di Padova, vi sarebbe una estensione sufficiente a innalzare il nuovo nosocomio.

A margine andrà pure osservato che l’università, secondo il pensiero espresso dal rettore Rosario Rizzuto, vede con favore questa ipotesi e che il presidente della Provincia, Enoch Soranzo, dichiara la disponibilità a mettere a disposizione la propria quota di terreno. Tale ipotesi fu esaminata anche in passato e cassata, tra l’altro, perché sarebbe particolarmente complicato allestire un efficiente snodo viabilistico al servizio del nuovo ospedale (stretto tra via dei Colli, Tangenziale, ferrovia Padova-Bologna).

Ci sono ancora alcuni elementi che vanno tenuti in conto. Se alla fine la scelta dovesse cadere su via dei Colli, che ne sarebbe del complesso ospedaliero di via Giustiniani? Secondo gli accordi assunti negli anni passati, dove oggi sorge l’ospedale dovrebbe rimanere un importante presidio (potrebbe essere destinato, in particolare, alle cure a più elevata frequenza, al polo pediatrico, allo Iov). Tutto il resto dovrebbe transitare in via dei Colli. Ergo: chiusura dell’ospedale Sant’Antonio, tagliando dunque le duplicazioni di reparti esistenti tra via Facciolati e via Giustiniani.

Evidentemente l’una come l’altra ipotesi presenta incognite e contro-indicazioni. Ma a Zaia e a Giordani, che nel pragmatismo

hanno un tratto comune, tocca finalmente scegliere e assumere pure i rischi connessi con il dovere di governare. Se l’indicazione di Giordani non trovasse sufficiente consenso, la sfida sarebbe tutta nelle mani di Zaia, incluso l’onere di reperire le risorse finanziarie.
 

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