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Cvs, copiato da Hera lo studio sulla fusione

Interi paragrafi presi da documenti del 2005 e usati per sostenere i vantaggi del matrimonio con Polesine Acque

ESTE. Hanno commissionato un studio che è costato più di duecento mila euro e poi, quando hanno dovuto mettere nero su bianco i motivi per cui la fusione fra Cvs e Polesine Acque andava fatta per il bene di tutti, invece di attingere da detto studio, hanno “copia-incollato” documenti vecchi di dieci anni, prodotti da altre società. Hera spa e Meta spa, fra le altre, che nel 2005 disquisivano la loro fusione e che manco si occupavano di servizio idrico ma di rifiuti (operazione approvata tra ...

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ESTE. Hanno commissionato un studio che è costato più di duecento mila euro e poi, quando hanno dovuto mettere nero su bianco i motivi per cui la fusione fra Cvs e Polesine Acque andava fatta per il bene di tutti, invece di attingere da detto studio, hanno “copia-incollato” documenti vecchi di dieci anni, prodotti da altre società. Hera spa e Meta spa, fra le altre, che nel 2005 disquisivano la loro fusione e che manco si occupavano di servizio idrico ma di rifiuti (operazione approvata tra giugno e agosto di quest’anno).

Vale la pena ricostruire l’intera vicenda. Già da qualche anno si ipotizzava l’idea di una fusione fra i due gestori del servizio idrico integrato, il Cvs che serve una cinquantina di Comuni fra Bassa padovana e Vicentino e Polesine Acqua che ne serve altrettanti fra la provincia di Rovigo e Verona. Nel 2016 vengono commissionati due studi, uno per 30 mila euro, l’altro per 175 mila euro, per valutare da un punto di vista meramente tecnico la fattibilità, i vantaggi e gli svantaggi dell’operazione. Bene: una volta pronto lo studio - attento e approfondito - Cvs e Polesine Acque hanno prodotto la relazione illustrativa, firmata poi dai rispettivi Consigli di amministrazione, sul progetto di fusione. La relazione si caratterizza per una parte “oggettiva”, fatta di passaggi tecnici, definizioni e formule. Il bello arriva con la parte dedicata alle motivazioni. Il nocciolo della questione, insomma. I motivi per cui la fusione doveva convincere i sindaci della sua bontà. E qui c’è la sorpresa.

In una delibera del comune di Barbona - 671 abitanti e un consiglio comunale dove non esiste nemmeno l’opposizione dal momento che il sindaco Francesco Peotta era l’unico candidato alla carica - svela che buona parte delle motivazioni vendute ai sindaci come frutto di attenta analisi e valutazione di costi-benefici dell’operazione di fusione, sono state copiate. Pari pari da analoghe relazioni risalenti al 2005, al 2013 e al 2014: in un caso si trattava della fusione Hera-Meta, in un altro della scissione di Cap Holding spa, infine uno studio di settore sull’industria dei servizi idrici condotta addirittura da Intesa San Paolo. Le sei pagine che contengono le motivazioni sostenute da Cvs e Polesine Acque sono sovrapponibili quasi interamente con stralci dei documenti citati. Che non solo attenevano, come nel caso di Hera e Meta, ad ambiti diversi, ma che facevano riferimento anche a norme oggi non più vigenti. Come la legge Galli abrogata nel 2006 e che ritorna incredibilmente in voga nella relazione approvata dall’assemblea intercomunale del Cvs il 18 ottobre 2016, poi dal Cda della società il 27 dello stesso mese e infine, nei primi mesi del 2017, dai Comuni che hanno sposato l’idea della fusione. Per quanto riguarda la “sponda” Cvs, solo tre Comuni hanno votato contro - Barbona, Carceri e Conselve - mentre altri 35 hanno dato il loro assenso. Altri hanno saltato il passaggio in consiglio comunale, tanta era, evidentemente, la fiducia nel lavoro svolto da Cvs e Polesine Acque.

«Se il punto non è tanto il “copia-incolla” in sè, pratica da cui nessuna amministrazione può dirsi immune e che spesso anzi agevola la parte prettamente compilativa degli atti» si legge nella delibera di Barbona, «il punto politico è la pre-esistenza delle valutazioni e motivazioni rispetto ai costosi studi commissionati». Conclude eloquente la considerazione del sindaco Peotta: «Come amministratori siamo chiamati a non dormire ma a vigilare, gli elettori ci hanno votato perché noi ci mettiamo non solo la faccia ma anche la testa e non ci facciamo manipolare».