Quotidiani locali

Padova Tre, crac che viene da lontano

Già nel 2014 i conti della società erano in rosso, ma solo l’anno scorso è stato presentato un bilancio in perdita

ESTE. Padova Tre srl è fallita. E la notizia è di quelle che né stupiscono né sconvolgono. L’unica sorpresa che porta con sè la sentenza del Tribunale di Rovigo datata 3 ottobre, in realtà, è il ritardo con cui è arrivata. Perché il tracollo della società nata nel 2004 per gestire il servizio di raccolta dei rifiuti (controllata in origine degli ex bacini obbligatori Padova 3 e Padova 4 e poi dal Consorzio Padova Sud dove sono confluiti i Comuni di Bassa padovana e Piovese), ha origini tutt’altro che recenti.

Già nel 2014, per dire, l’allora presidente del Consorzio e contemporaneamente vice presidente e direttore di Padova Tre, Simone Borile, aveva proposto all’assemblea dei sindaci la creazione di una spin off immobiliare, una nuova società in cui far confluire il patrimonio immobiliare di Padova Tre e parte dei suoi debiti. Ma a quel punto sia Padova Tre sia il Consorzio avrebbero dovuto pagare l’affitto delle rispettive sedi alla nuova società: costo che andava - neanche a dirlo - caricato in bolletta. E con i soldi così incassati, si sarebbero pagati i creditori. L’operazione non andò in porto. A fine anno, ancora Borile ne pensò un’altra per far fronte al crescente - e già preoccupante - debito di Padova Tre nei confronti di Sesa spa e De Vizia Transfer spa - ovvero anticipare al dicembre dello stesso anno la prima rata della bolletta rifiuti dell’anno successivo. La levata di scudi da parte dei sindaci bloccò anche questa iniziativa. Ma Borile aveva in serbo il colpaccio: nell’assemblea di luglio del 2015 presentò ai sindaci la proposta di accollare al Consorzio parte dei debiti di Padova Tre, scaricandoli di fatto sui Comuni. Solo una manciata di primi cittadini si oppose. Gli altri votarono e quel debito - circa venti milioni di euro a oggi - grava ancora sui Comuni. Sui cittadini.

E questo debito è l’unico motivo per cui il Consorzio Padova Sud viene tenuto in vita. Di fatto Padova Tre non è più operativa da aprile quando - dopo che a gennaio era stato avviato il concordato in continuità - l’assemblea dei sindaci ha votato per la messa in liquidazione. Già da due anni la fatturazione delle bollette la faceva il Consorzio. I commissari liquidatori confidavano in alcuni crediti che Padova Tre vantava verso terzi per tenerla in vita almeno sino a quando il Tribunale non si fosse espresso rispetto all’accusa mossa al Consorzio di avere distratto somme dalla società “appropriandosi” della fatturazione. Ma quei crediti non ha potuto riscuoterli perché Padova Tre aveva il Durc - il documento unico di regolarità contributiva - irregolare. Negli anni ha omesso di versare contributi ai dipendenti per oltre 300 mila euro. Già il mese scorso la sede della società è stata di fatto chiusa perché erano saltati luce, telefoni e connessioni internet, per l’impossibilità di pagare le bollette. Ecco dunque servita la sentenza che rileva “il non dubitabile stato di insolvenza emergente non solo dall’ammissione di parte, ma anche dalla lettura dei documenti contabili”. Eppure c’è stato chi solo un anno fa, è riuscito a presentare un bilancio addirittura in attivo di 200 mila euro per Padova Tre. Lo hanno firmato gli allora componenti del Cda Nicola Ferro, in qualità di presidente, Tiberio Businaro, vicepresidente, e Massimo Zanardo, consigliere. Bilancio che fu respinto dal Consorzio che subito dopo revocò l’incarico ai tre, ai quali fu anche chiesto di restituire circa 40 mila euro di emolumenti e rimborsi ritenuti ingiustificati. Il Cda successivo presentò un bilancio con due milioni di euro di perdita.

Il buco che lascia Padova Tre potrebbe arrivare a 40 milioni di euro. Soldi finiti chissà dove. La Guardia di finanza ha indagato sui soldi che Borile potrebbe aver distratto dalle casse della società per pagare la sua casa in montagna, e ancora su quelli con cui potrebbe aver finanziato la cooperativa della moglie che gestisce l’accoglienza dei profughi, le decine di migliaia di euro di spese in benefit e auto aziendali, gli investimenti su progetti fallimentari come la centrale
geotermica di Battaglia Terme e la galassia di partecipate. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Rovigo conta almeno una dozzina di indagati. Ora che il fallimento è dichiarato, alle accuse di truffa e appropriazione indebita potrebbe aggiungersi quella di bancarotta fraudolenta.

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

I SEGRETI, LE TECNICHE, GLI STILI

La guida al fumetto di Scuola Comics