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Il piccolo juventino che amava i treni e gli abbracci forti

Mattia Chiarito aveva in comune con il papà Michele la grande passione per il calcio

ABANO TERME. Mattia Chiarito aveva in comune con il papà Michele la grande passione per il calcio, e in special modo per la Juventus.

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Con addosso proprio la maglia bianconera, forse indossata per sentire ancora accanto a sé il figlio, il padre si affaccia al balcone del secondo piano della palazzina di via Dei Castagni e parla del piccolino che da poche ore non c’è più. Al suo fianco c’è la mamma, Sara. «Il calcio gli piaceva tanto, si appassionava come me alle partite della Juve. In questi anni sono riuscito a portare Mattia un paio di volte allo Juventus Stadium di Torino a vedere i nostri idoli. In particolare Buffon, era il suo giocatore preferito».

«Purtroppo poteva solo vedere il calcio, non praticarlo» aggiunge il papà con la voce che s’incrina «Non ha mai avuto la forza nelle gambe per poter giocare, correre e divertirsi dietro a un pallone come tutti gli altri bambini alla sua età. Ha dovuto anche portare i tutori. Ma non era triste, chiuso in sé: tutt’altro. Era solare, positivo nel modo in cui si approcciava alla vita. Faceva fatica ad esprimersi e a parlare, ma aveva una grande intelligenza» ricorda ancora Michele Chiarito. Specialmente negli ultimi mesi era frequente la spola tra la casa e l’Hospice Pediatrico di Padova «Avevamo un letto fisso per lui» dice il papà «ma cercavamo per quanto possibile di tenerlo a casa, per fargli fare il una vita normale». Mattia non era diverso dagli altri bimbi nelle passioni e negli interessi. «Gli piacevano tanto i treni e gli animali, specialmente i cani» svela il padre «Diventava matto a vederli e a poterli accarezzare. Se n’è andato troppo presto, come il suo fratellino, Alessandro».

Ricorda Mattia Chiarito anche Claudia Brugnaro della cartoleria Per Caso di Giarre. «Era spesso qui da me, arrivava sempre assieme al papà» ricorda «Era vispo, dinamico quel biondino. Gli piaceva prendere in mano i giornali, guardare le foto e i disegni, scoprire cose nuove». È toccante anche il ricordo delle insegnanti della scuola per l’infanzia “Mago Merlino” di Monterosso: «Aveva una tenacia e una perseveranza tutte sue: era riuscito a farsi accettare nella sua specialità e a farsi amare da tutti i compagni» dicono «Era molto sensibile e affettuoso nei gesti. Era lui per primo ad abbracciare gli altri. Sapeva farsi volere bene e, se un altro bimbo lo rifiutava, insisteva per instaurare un rapporto, fino a quando ci riusciva. Era caro anche ai genitori degli altri bimbi. Andremo tutti assieme domani a salutarlo». (f. fr.)
 

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