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Intreccio, ristorante solo con prodotti made in Padova

Pasta, carne e formaggi a km 0: è in Fiera e apre dal 7 al 15  «L’obiettivo è che resti sempre aperto anche 24 ore su 24» 

PADOVA. Pasta e tortellini sono fatti con il grano marzuolo Timilia e sono prodotti a Casalserugo; i formaggi e la birra d’orzo vengono da Villafranca Padovana; i vini e l’aceto di vino nascono sui Colli Euganei; i salumi Dop rigorosamente di Montagnana; i grissini della città del Santo e la carne di Pernumia; i polli sono allevati a terra e vengono da Anguillara; la farina di grano duro (per pasta e pizze) da Este; gli estratti di frutta da Borgoricco e il pan d’Abano dal bacino termale.

 

Padova, Serafino è il ristoratore che punta solo su prodotti locali


Parla veneto con forte accento padovano il ristorante Intreccio della Fiera. A gestirlo Serafino Baù, già titolare di successo dell’Enoteca San Daniele di Torreglia. Il ristorante è stato chiuso quattro anni e c’è voluta una gestione rivoluzionaria come quella di Geo per ridargli vita. Inizialmente sarà solo a servizio dei visitatori e degli espositori delle rassegne: inaugurato con Flormart ha fatto 1.600 coperti e adesso riapre (dal 7 al 15 ottobre) per Casa su Misura.

Ma l’obiettivo è molto più ambizioso. «Vogliamo che Intreccio resti aperto 24 ore, senza pause», rivela Luca Griggio, amministratore delegato di Geo, «così da servire dalla colazione alla cena passando per un cornetto notturno dal rientro della discoteca. E non certo quelli surgelati, ma mille sfoglie calde appena sfornate e impastate».

Ad oggi tutti i costi pesano su Geo: allestimento, tavoli, cucina, niente affitto per il gestore e il locale è stato pensato appunto con un doppio ingresso. Quello interno alla fiera e un altro esterno, su via Goldoni (lato tribunale), per aprirsi alla città. Andrea Olivi, presidente, e Griggio, braccio destro, hanno chiesto ai migliori: Coldiretti e un consorzio di aziende agricole che riforniranno le cucine di tutto, garantendo la filiera corta. I posti a sedere sono 150 e 20 i dipendenti a pieno regime: 6 in cucina, 2 al lavaggio e il resto in sala e al bar. Ai fornelli lo chef Baù e dietro il banco della pizza il campione del mondo Gianni Calaon, da 4 anni leader mondiale. Il menù è pensato dalle grandi porzioni e prezzi di mercato, tanto che Griggio ha già “bacchettato” lo chef: «Si paga troppo poco per una struttura fieristica che offre l’eccellenza del ristorante di alta qualità».

Un primo di casa – bigoli al ragù di cortile o alle verdure o con sugo di pesce – 10 euro; un secondo già accompagnato dal contorno – seppie in “tecia” con polenta mais bianco perla o tagliata al naturale con patate al forno e verdure grigliate o pollo allevato latte e miele arrosto con patate al forno – 15 euro. Altrimenti ci sono i piatti freddi a 10 euro: selezione di salumi veneti o selezione di formaggi veneti o selezione di salumi e formaggi o le insalatone. Infine la pizza: 5 euro il trancio. A parte da bere e caffè. «Il menù è pensato per essere veloce», spiega Serafino Baù , «ma non per lasciare affamati: di pasta sono 140 grammi a porzione. Per me quello che conta più di tutto è dimenticare l’idea che in Fiera si mangia male e si spende tanto».
 

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