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Condannato per violenza ma per ora resta prete

Continua l’indagine aperta nell’estate 2016 dal Tribunale ecclesiastico diocesano Don Nicola De Rossi, già parroco nel Monselicense, non ha però alcun incarico

MONSELICE. Sarà un quarantesimo compleanno amaro quello che don Nicola De Rossi, già parroco di una comunità del Monselicense, festeggerà domenica. La condanna a due anni e otto mesi di carcere, in primo grado, per il reato di violenza sessuale su un minore di sedici anni, pronunciata martedì dal gup di Padova Margherita Brunello, si va infatti ad aggiungere a quella a cinque mesi, emessa il 21 settembre, per detenzione di materiale pedopornografico.

Certo, la sentenza del gup diventerà un capitolo fondamentale nell’indagine che il Tribunale ecclesiastico diocesano di Padova - di cui è vicario giudiziale monsignor Tiziano Vanzetto - ha aperto nell’estate del 2016, ma non c’è comunque da attendersi un immediato riscontro in termini di provvedimenti da parte dell’autorità ecclesiastica. A luglio dell’anno passato don Nicola De Rossi era stato indicato come parroco moderatore delle comunità di Caselle de’ Ruffi, Sant’Angelo di Maria di Sala e di Murelle (in provincia di Venezia), nella prospettiva di costituire un’unica unità pastorale con Villanova. Ma a settembre, prima di diventare operativa, la nomina era stata sospesa.

«Come Chiesa» ha ricordato martedì il vescovo monsignor Claudio Cipolla, esprimendo il suo dolore e, nel contempo, la vicinanza al minore oggetto di violenza «ci siamo mossi tempestivamente, non appena informati dell’indagine e del procedimento a carico di questo sacerdote, sollevandolo prudenzialmente dall’incarico e attuando tutti i passi previsti sul piano canonico».

Insomma, don Nicola De Rossi, ordinato nel 2002 e assegnato all’inizio del suo mandato alla parrocchia del Duomo di Asiago, è e resta sacerdote a tutti gli effetti, anche se non ha alcun incarico pastorale. Solo quando l’indagine canonica avrà fatto il suo percorso, potrà essere valutato un eventuale provvedimento di sospensione a divinis (così come previsto dal canone 1333 del Codice di diritto canonico).

Il Tribunale ecclesiastico diocesano potrebbe anche prendere in considerazione il canone 1395 (contenuto nel titolo V, rubricato “Delitti contro obblighi speciali”). In particolare viene sancito che «il chierico che abbia commesso altri delitti contro
il sesto precetto del Decalogo (“non commettere atti impuri”), se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale, se il caso lo comporti».

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