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il dirigente sanitario di monselice 

«Io, l’unico medico indagato per omicidio volontario»

MONSELICE. Dottor Tamiello, per l’omicidio-suicidio commesso da un suo paziente si è ritrovato con l’accusa di omicidio. Ora l’assoluzione. È finito un calvario?«Credo di essere stato l’unico medico...

MONSELICE. Dottor Tamiello, per l’omicidio-suicidio commesso da un suo paziente si è ritrovato con l’accusa di omicidio. Ora l’assoluzione. È finito un calvario?

«Credo di essere stato l’unico medico indagato per omicidio volontario nell’ambito dell’esercizio della professione. Poi l’accusa è cambiata».

Lei era chiamato a rispondere di non aver valutato in modo adeguato il paziente che le aveva riferito di non poterne più della sua situazione familiare.

«Nel 2009 il signor Zaramella era stato ricoverato in Psichiatria per un episodio fotocopia (era affetto da disturbo dell’adattamento con ansia e umore depresso) a causa della situazione familiare. Fu curato e, una volta dimesso, inviato al Centro di salute mentale di Montagnana».

Nel 2014 un nuovo ricovero...

«Dal 6 al 28 gennaio 2014. L’ho seguito con terapie di sostegno e farmacologiche. Dopo 22 giorni è stato restituito alla vita sociale con gli accorgimenti previsti: è stata trovata una badante per 9 ore al giorno, si è deciso il trasferimento della moglie in una struttura e altro. Abbiamo insistito per non farlo ripiombare nella situazione precedente»..

È andata diversamente.

«Sì ma i familiari non hanno mai fatto una denuncia anche se poi si sono costituiti parte civile. Tutto è partito dalla procura».

La sua vicenda dimostra che lo psichiatra è molto esposto ai rischi professionali. Addirittura per il reato di omicidio volontario.

«Siamo molto a rischio. Un rischio cresciuto perché il tipo di paziente di oggi è affetto da depressioni sociali, disturbi della personalità oppure disturbi dovuti all’uso di sostanze o ancora provocati da disagio sociale e dalla crisi economica, mentre gli aiuti dei Comuni sono più carenti».

Casi difficili. Peraltro è allo psichiatra che si chiede il giudizio sulla pericolosità sociale di un soggetto che compie un reato. Un’altra pesante responsabilità vostra. Come affronta oggi questi compiti?

«Anche ogni dimissione è una responsabilità difficile. Ho sempre valutato ogni caso con massima attenzione. Ma questa esperienza ha reso
il mio lavoro molto più pesante. Avverto la sensazione di camminare su un filo. E ammetto: l’accusa di omicidio volontario è stata impossibile da digerire».

Solidarietà dai colleghi?

«La prima settimana. Poi sono rimasto solo».

Cristina Genesin

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