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Idee, dialogo, sapere La Fiera delle Parole vola oltre gli steccati

Giordani, Rizzuto, Zilio: «Lavoriamo insieme per Padova» L’emozione della “leonessa” Coscia: ricominciamo da qui

Come dire, est modus in rebus. Anche nel celebrare la rivincita. Così, nel giorno del ritorno in città, la Fiera delle Parole evita trionfalismi e grancasse polemiche privilegiando un progetto culturale elevato, nel segno della pluralità e dell’inclusione. È il refrain che scandisce gli interventi inaugurali, in un Palazzo della Ragione gremito e curioso, dove lo spettro di Massimo Bitonci - che due anni fa decretò l’esilio della manifestazione («Propaganda di sinistra a spese dei contribuenti») - lungi dall’aleggiare, appare un ricordo remoto.

«Questa è una bellissima giornata», le parole del sindaco Sergio Giordani «oggi il mio mandato compie cento giorni e la restituzione di questo evento a Padova mi riempie di gioia. La cultura è aria pulita per la città, è linfa per il centro storico, non ha colore politico. Questa edizione ci vede, per la prima volta, partner di Università e Camera di commercio, è la strada giusta, quella che vogliamo percorrere: insieme si va lontano, da soli non si combina nulla». Un plauso al collega di Montegrotto, Riccardo Mortandello, lesto a garantire sostegno e ospitalità agli “esuli”, e la parola è al rettore del Bo: «Non porto il saluto dell’università», chiarisce Rosario Rizzuto «ma la presenza dei nostri docenti e studenti, interessati e coinvolti in tutto ciò che è cultura, sapere, scambio d’idee. L’ateneo è parte integrante della città, non spettatore distratto. Noi crediamo nel valore del confronto, che non esige assonanza totale ma disponibilità all’ascolto. Il programma della Fiera è ricchissimo, noi ci siamo e ci saremo».

Un volto inedito, sul palco della Fiera delle Parole, è quello di Fernando Zilio: «Parlo a nome delle 120 mila imprese padovane che hanno deciso di condividere questo percorso», esordisce il presidente camerale «dal dicembre 2016 la legge estende le competenze del nostro ente alla cultura, è un impegno che ci riempie d’orgoglio», conclude citando i «nuovi cammini» di José Saramago da percorrere «sempre e insieme». È il turno del direttore del nostro giornale, Paolo Possamai, che esibisce un dossier dell’università Bocconi, meglio, un estratto della ricerca sui festival culturali italiani realizzata un paio d’anni fa; «Tranquilli, non ne darò lettura integrale», sorride «ma è interessante il raffronto della percezione collettiva prima e dopo l’evento che da “triste, spento noioso” diventa “ricco, stimolante, vivo”. L’analisi riguardava la rassegna “Pordenonelegge” ma credo sia valida anche a Padova». Perché? «A Pordenone, secondo le stime bocconiane, a fronte di un investimento di 8-900 mila euro, il ritorno economico è stato sette volte superiore. Nel caso di Mantova, e del suo festival letterario, la spesa di 1,2 milioni ha moltiplicato per dieci l’indotto. Ciò che voglio dire è che, in presenza di programmi culturali di qualità, ogni timore di scialo deve cedere il passo all’opportunità di semina, anche sul piano dell’animazione economica oltre che sul versante di offerta delle idee. Qui e ora, assistiamo all’iniziativa corale di sindaco, rettore e presidente della camera di commercio che si muovono all’unisono su obiettivi condivisi, una circostanza che in passato a Padova non era affatto acquisita. Il mattino darà una mano a questa rassegna perché la Padova che coltiviamo è lontana da ogni provincialismo, orgogliosa della propria storia e ambiziosa nel disegno futuro».

Atirare le somme, ci prova Andrea Colasio, l’assessore alla cultura che, all’ombra del cavallo-clone di Donatello, evoca gli amati fasti civici: «I mercanti padovani vollero che il Salone fosse “il più grande e bello mercato di panni del mondo” e decisero di costruirlo con voto unanime. Qui arrivarono i professori e gli studenti di Bologna, ai quali la “patavina libertas” garantì la libertà di pensiero altrove negata»; morale della favola? «Oggi a fare cultura sono le città, grazie anche a personalità creative quali Bruna Coscia, capace di allestire un cartellone con 350 eventi». Incitata da un
applauso, la leonessa bionda di San Pietro Viminario, si schermisce, ha gli occhi lucidi, infine afferra il microfono, per pochi istanti però: «Sono molto felice di essere qui, ricominciamo, grazie alle autorità ma soprattutto ai cittadini che ci hanno sostenuto, buon festival a tutti».

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