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In vendita o sfitte, tremila case vuote

Prima mappatura degli alloggi pubblici e privati liberi. Il Comune in campo: «Pronti a usare parte degli immobili in vendita»

Sono almeno 3mila gli appartamenti vuoti a Padova. Tra case del Comune, dell’Ater, abitazioni private o di proprietà di banche ed enti, gli immobili sfitti nella città del Santo potrebbero accogliere tutti residenti di Baone o Agna. E dopo la direttiva firmata dal ministro dell’Interno Marco Minniti, inviata direttamente ai prefetti, che ordina una mappatura completa di tutti gli alloggi inutilizzati (pubblici e privati) per stilare un successivo piano per il loro utilizzo, anche il sindaco Sergio Giordani è a lavoro per ridurre l’emergenza.

Il Comune in campo. «È un fenomeno che purtroppo non è destinato a diminuire in breve tempo, e l’invecchiamento della popolazione è un dato statistico e un fenomeno socio-economico che non possiamo sottovalutare» sottolinea il primo cittadino «e quindi, per ottenere dei risultati velocemente, non possiamo pensare di far cassa sui beni che invece possono servire ad affrontare un’emergenza». L’ipotesi più realistica è che Giordani decida di rivedere l’attuale piano di vendita delle case di proprietà comunale, ritirandole tutte dal mercato (o in buona parte), per metterle a disposizione delle famiglie disagiate e in graduatoria. «Nel rispetto dell’eguaglianza valuterò presto i metodi e gli strumenti a disposizione dell’amministrazione per rispondere in maniera incisiva all’emergenza, e non escludo affatto di poter ritirare gli immobili di proprietà comunale dal piano delle alienazioni» conferma.

Patrimonio pubblico. In tutto parliamo di 678 appartamenti comunali oggi in vendita (Erp e non), su un patrimonio totale di circa 1.660 unità. Tra quelli in vendita, oggi 162 sono completamente vuoti e 10 quelli occupati abusivamente. A questi vanno aggiunti poi quelli dell’azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica (Ater) che gestisce circa 7mila alloggi di proprietà, di cui la maggior parte a canone sociale (i primi risalgono addirittura al 1912 con un canone concertato attorno alle 500 euro), più 1.500 appartamenti di proprietà del Comune di cui l’Ater ha la gestione. Il 20% sono ancora affittati a canoni minimi (tra i 10 e i 15 euro al mese), ma la media è attorno ai 130 euro, e un migliaio sono in vendita (anche in vie centrali come corso Milano) e sfitti.

I privati. Poi ci sono gli appartamenti privati. In tutta la provincia sono 8.500 i locali vuoti, tra residenziale e commerciale. Sono 7.000 le case sfitte (12.500 quelle in vendita, tra cui le 5.500 attualmente occupate da inquilini) di cui circa 1.500 – secondo una stima prudenziale – solamente a Padova. Sempre di più i proprietari che preferiscono tenere i propri immobili vuoti piuttosto che affittarli. «E verissimo – risponde Silvia Dell’Uomo, agente immobiliare e consigliere Ascom – ma è un periodo molto difficile e incerto, e questo accade perché i proprietari temono che improvvisamente possano avere bisogno del loro appartamento. Per molto di loro quello è diventato il reddito principale. In più, oggi, pretendono delle garanzie e delle referenze che in pochi riescono a dare, e dall’altra parte però aumentano le famiglie che non riescono a pagare. C’è molta paura e poca fiducia, ma anche una legislazione poco snella che non tutela molto nessuna delle due parti in causa».

Enti e banche. La “pasionaria” Daniela Ruffini, oggi consigliera comunale di Coalizione Civica, ma con un passato da assessore alla Casa e soprattutto di battaglie in strada contro gli sfratti insieme al marito e volto storico della sinistra veneta Paolo Benvegnù, sa che non è finita qui. «Bisogna fare una ricognizione di quanti degli alloggi
in dismissione sono vuoti. Se ne possono recuperare un bel po’per immetterli nella graduatoria. E poi bisogna incontrare quegli enti, come Inps, banche e assicurazioni, che hanno un grande patrimonio immobiliare invenduto». Solo a Padova sono circa 80.

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