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Este, controlli sui pozzi per verificare il rischio Pfas

L’amministrazione ha incaricato l’Arpav di effettuare i prelievi dell’acqua di falda Il Comune: «Test cautelativi per la sicurezza dei cittadini, l’acquedotto sicuro» 

ESTE. Este libera dai Pfas? Questa è la rassicurazione che arriva dagli organi di controllo, ma il Comune vuole ulteriori conferme e così ha incaricato Arpav di effettuare dei prelievi sui pozzi della cittadina. I Pfas, come ormai noto, sono i perfluoroalchilici sversati dalla Miteni di Trissino che hanno contaminato le acque di numerosi Comuni del Basso Veneto, entrando in circolo anche nel sangue di numerosi cittadini. Ad annunciare la campagna di indagini per il territorio atestino sono il sindaco Roberta Gallana e l’assessore all’ambiente Sergio Gobbo: «Nel corso della riunione del Tavolo Ambientale Territoriale dello scorso 21 marzo, l’Arpav e il Dipartimento di Prevenzione dell’Usl 6 hanno presentato le indagini sul tema Pfas che non evidenziavano la presenza di contaminazione nel territorio atestino. Pertanto nel nostro Comune non vi è emergenza» rassicurano i due amministratori «Come ci è stato ricordato da Cvs nel primo incontro sul tema Pfas, l’acqua potabile viene rigorosamente analizzata in continuo e quella che arriva nei nostri rubinetti proviene da una fonte diversa da quella che arriva nel Montagnanese. Quindi l’acqua utilizzata nelle nostre scuole è sicura». Giusto per dare un’idea, la fonte di Camazzole da cui si rifornisce Este ha rilevato una somma di Pfas inferiore a 2 microgrammi per litro nel secondo quadrimestre del 2017, a fronte dei 322 microgrammi rilevati nel giugno scorso alla fonte di Almisano, dove attinge l’acqua Montagnana.

Spiegano però dal Comune: «Nonostante questo, in via cautelativa e precauzionale e per garantire la sicurezza dei nostri cittadini, abbiamo deciso di avviare alcuni controlli analitici sui pozzi presenti in zona, per effettuare dei monitoraggi al fine di conoscere la presenza di questi inquinanti nel nostro territorio. Se l’acqua del rubinetto è sicura, vogliamo conoscere lo stato di salute di quella che viene utilizzata per scopi irrigui o per abbeverare gli animali. Riteniamo indispensabile capire il livello di possibile contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche in virtù della vicinanza e della connessione tra corsi d’acqua e falde presenti con quelle contaminate». D’altro canto, anche Saletto è un Comune che non risulta tra quelli inseriti nell’area “rossa” di emergenza (l’unico Comune padovano in questo perimetro è Montagnana), eppure qualche settimana fa un’indagine voluta dal sindaco Michele Sigolotto ha portato a scoprire un pozzo con valori di Pfas oltre la norma. C’è poi dai ricordare che l’inquinamento da Pfas ha impiegato
26 anni per percorrere i 35 chilometri che separano Trissino – sede del primo impianto Rimar-Miteni da cui sono stati riversati i Pfas – da Montagnana, e che uno studio ha dimostrato come la linea di inquinamento percorra una media di 3, 5 metri al giorno, virando verso l’Estense.

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