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«Detenuto evaso, l’ennesimo scempio»

Caccia all’uomo e polemiche. Maccari (Coisp) accusa, Ristretti Orizzonti replica: «I permessi sono un percorso valido»

Da detenuto modello con laurea conseguita dietro le sbarre a latitante in fuga ricercato in tutta Italia. Un piano probabilmente covato per anni da Boris Rasnik, 43 anni il prossimo 6 ottobre, originario di Belgrado, alle spalle una condanna per omicidio e un fine pena previsto per il 26 maggio 2024. Mercoledì pomeriggio è scappato durante un permesso premio di tre giorni e mezzo nella comunità Piccoli Passi di via Po. È la seconda fuga in quattro mesi, sempre con le stesse modalità e sempre dalla stessa cooperativa. «Per quanto continueremo ad assistere imperterriti a questo scempio?», chiede polemico Franco Maccari, presidente del Coisp.

Le indagini

Ora ci sono polizia e carabinieri alle calcagna di Boris Rasnik, condannato a 23 anni di reclusione a Torino per aver ucciso a colpi di pistola nel 1996 un connazionale durante una lite. A questo carico già di per sé “pesante” si era aggiunta una condanna ad altri quattro anni per furti commessi in varie città d’Italia. Così era iniziato al suo percorso all’interno del carcere di Padova. Definito da tutti un detenuto modello, il serbo è riuscito a conseguire il diploma di scuola superiore, proseguendo poi con l’università. Il 16 giugno scorso ha conseguito la laurea in Filosofia all’università di Padova, con il massimo dei voti. Il suo caso veniva citato come esempio positivo di reinserimento nella società attraverso l’offerta di studi. Ora però cambia tutto.

La fuga

Dopo tre giorni nella struttura di via Po 262 gestita dalla cooperativa Piccoli Passi, sarebbe dovuto rientrare al Due Palazzi venerdì sera. C’è chi l’ha visto salire in un’auto, saltando a piè pari ben sette anni di galera che gli rimanevano per terminare la sua pena. Gli investigatori sospettano che sia tornato nella sua terra, ed è il motivo per cui è stata coinvolta anche l’Interpol.

Le polemiche

Il 31 luglio Rasnik aveva presentato la richiesta di permesso «per potersi recare nella comunità Piccoli Passi con possibilità di uscire qualche ora della giornata per piccoli acquisti a Padova sempre accompagnato dai volontari per tutta la durata del permesso o per mangiare una pizza con la famiglia proveniente da Belgrado». O almeno questa era la motivazione ufficiale. «Prendo atto dei risultati disastrosi di questi percorsi a suon di premi per i carcerati» è il commento duro di Maccari, che rappresenta il sindacato di polizia Coisp. «Il giudice di sorveglianza dovrebbe mettersi nei panni dei familiari delle vittime, prima di prendere certe decisioni».

La replica

Posizione diversa quella dei sindacati delle guardie carcerarie. «Nei primi sei mesi del 2017 si sono verificate nelle carceri italiane 6 evasioni da istituti penitenziari, 17 evasioni da permessi premio, 11 da lavoro all’esterno, 11 da semilibertà e 21 mancati rientri di internati», spiega Giovanni Vona del Sappe. «Dati minimi rispetto ai beneficiari. Nel 2016 sono stati concessi 32.617 permessi premio e le evasioni in tutto sono state 34, ossia lo 0,1%». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Ornella Favero, di Ristretti Orizzonti. «La libertà è la libertà e la tentazione esiste, come possiamo vedere in questo caso. Ma i percorsi con i permessi sono validissimi. Nell’immediato si corre un rischio ma alla lunga i benefici sono evidenti. Il reinserimento nella società non è uno scherzo». Frastornata Francesca Vianello, che ha seguito il serbo durante il percorso di studi universitari: «Avevamo investito molto su di lui. Non riusciamo a credere che abbia fatto una cosa del genere».

Il precedente

Lo scorso mese di maggio c’è stata un’altra evasione, sempre dalla comunità
Piccoli Passi. Mohamed El Hachimi, marocchino, spacciatore, stupratore e sostenitore delle posizioni più radicali dell’Islam, aveva beneficiato di quattro permessi premio in un anno. Durante l’ultimo è scappato.

e.ferro@mattinopadova.it

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