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Sigolotto: «Noi abbiamo scelto la fusione»

Il primo cittadino di Saletto: «Le famiglie risiedono nelle realtà in cui trovano servizi all’altezza»

SALETTO. «Veramente il Governo pensa di salvare i piccoli Comuni con un budget di 20 mila euro a municipalità? Mi pare davvero che questa sia una marchetta elettorale». Michele Sigolotto, sindaco di Saletto (2.783 abitanti), utilizza i numeri per smontare la nuova legge “salva borghi” approvata dal Senato: «La legge mette a disposizione 154 milioni di euro, un terzo dei quali sembrano già indirizzati verso la progettazione e la realizzazione del sistema nazionale di ciclovie turistiche tra cui la Verona-Firenze e la Venezia-Torino. Restano dunque 100 milioni da spartirsi in 5.500 Comuni: vuol dire neppure 20 mila euro a testa. Cosa ci facciamo con 20 mila euro? Mettiamo a posto la stanza di una biblioteca? Il Governo pensa davvero che una famiglia sia attratta da un Comune perché ha una biblioteca messa bene? No, le famiglie vengono a stabilirsi in un Comune se esistono i servizi e per far funzionare i servizi occorre personale, vanno incrementate le spese correnti, vanno pianificate collaborazioni con i Comuni limitrofi». Non a caso il Comune di Saletto, assieme a Santa Margherita d’Adige, Megliadino San Fidenzio e Megliadino San Vitale, ha avviato un percorso di fusione che, entro l’anno, potrebbe portare alla nascita del Comune di Quattroville, realtà da 9 mila abitanti. È già arrivato l’ok dell’apposita commissione della Regione e ora si attende solo che da Palazzo Balbi venga indetto il referendum per il “sì” popolare al nuovo Comune. «La strada dell’aggregazione è l’unica che ci permette di investire nei servizi, nel personale, nelle infrastrutture» sottolinea Sigolotto «Abbiamo scelto di abbandonare la dimensione del piccolo Comune e di fonderci proprio per questo: pensiamo che solo così possiamo garantire ai cittadini, e perché no alle nuove famiglie, migliori servizi, una rete di trasporto pubblico più funzionale, buone strade, il pulmino della scuola che si ferma sotto casa, dipendenti comunali sempre a disposizione della cittadinanza. Fonderci porterà nuovi stanziamenti nelle nostre casse e libererà
anche spazi per assumere nuovi dipendenti. Lo Stato pensi a privilegiare questi percorsi invece di spendere risorse che possono dare così poco ai Comuni, peraltro contraddicendo le indicazioni che in questi anni ci ha dato nell’ottica di fusioni e unioni tra enti». (n. c.)

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