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«Legge schizofrenica vogliono abbagliarci con pochi spiccioli»

Elena Muraro, sindaco di Vescovana, boccia la normativa «Se un ente piccolo funziona, perché bisogna fonderlo?»

VESCOVANA. «Se il “piccolo” funziona, perché smembrarlo? Di certo, però, a salvarci non saranno queste leggi schizofreniche». Elena Muraro è sindaco di Vescovana, Comune da poco più di 1. 800 abitanti. Vescovana – che delle sue dimensioni ha sempre fatto un vanto – è una delle quasi 6 mila municipalità che potrebbero trarre beneficio dalla nuova legge “salva borghi”. Almeno teoricamente, visto che, come spiega il sindaco Muraro, la legge è fatta perlopiù di apparenza: «A me pare che il Governo sia affetto da schizofrenia. Prima ci indirizzano in ogni modo verso la fusione tra Comuni per eliminare le piccole realtà municipali, poi ci spingono a preservare i centri con pochi abitanti con queste leggi. Evidentemente l’intento è un altro: a pochi mesi dal voto, sperano di abbagliare sindaci e cittadini mostrando qualche milione di euro che, diviso tra tutti i piccoli Comuni d’Italia, è veramente poca cosa rispetto alle esigenze della popolazione. Leggi come queste sono frutto di politici, non di statisti».

Al di là della critica alla legge, la Muraro “loda” la volontà di rispettare l’integrità dei piccoli Comuni come Vescovana: «Io non mi sono mai professata contraria alle fusioni. Ritengo tuttavia che questi processi debbano garantire un vantaggio a tutti gli enti coinvolti. Perché dovrei aggregarmi a un Comune vicino, obbligato magari dalla legge, e vedere danneggiate certe mie virtuosità? ». Il sindaco va nel concreto: «A Vescovana riesco ad esempio a garantire i testi scolastici a tutti gli studenti delle medie. Lo faccio perché credo che questi ragazzi siano il futuro della nostra società e dello stesso paese. Molti Comuni non la pensano come me, o comunque non hanno le risorse per farlo: siamo sicuri che dopo una fusione potrei garantire ai miei cittadini lo stesso trattamento?». Stesso discorso vale per altri servizi che, per la Muraro, sono di fondamentale importanza, «come i pasti caldi agli anziani che hanno difficoltà. In Comuni più grossi è veramente difficile portare avanti attività di questo tipo. Dai 20 mila abitanti in su, a mio avviso, è impossibile avere conoscenza reale del territorio e delle esigenze dei cittadini. Con un Comune delle mie dimensioni è invece più semplice individuare ciò di cui ha bisogno la gente e prevenire eventuali problematiche». Continua la Muraro: «In questi anni di governo, pur con
i limiti di un piccolo Comune, ho asfaltato tutte le strade, ho rifatto ponti, ho rimesso a nuovo la sede municipale e ho fronteggiato anche un’alluvione, finendo sempre l’anno con i bilanci a posto. Se il “piccolo” funziona, perché dovrei smembrarlo? ».

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