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Sordità, disabilità invisibile: a Padova sfilano in seimila

La richiesta di servizi, facilità di comunicazione e soprattutto il riconoscimento della lingua dei segni

PADOVA. Erano più di seimila i palloncini blu agitati ieri pomeriggio per tutto il centro di Padova in occasione della Settimana internazionale del sordo 2017. Un’intera umanità fatta di giovani e anziani, donne, uomini, bambini e coppie riunita per rivendicare la giusta attenzione verso una “disabilità invisibile” che ancora fatica ad essere compresa.

La città del Santo è stata per un pomeriggio capitale nazionale di una comunità che chiede servizi, facilità di comunicazione e il riconoscimento di una lingua, la Lis (Lingua italiana dei segni), che lo Stato italiano, unico in Europa assieme al Lussemburgo, ancora non riconosce. 

Le migliaia di persone accorse in occasione di una giornata di festa e di rivendicazione che coincide con l’85° anniversario dalla nascita dell’Ens, Ente nazionale sordi, sorto proprio a Padova nel 1932 grazie all’impegno del tipografo Antonio Magarotto, si sono riunite in un corteo pacifico dove le chiacchiere e gli scherzi erano quelli della vita di tutti i giorni ma sotto il segno di un’altra lingua, quella visuale dei gesti.

Un popolo che usa le nuove tecnologie, app e strumenti che permettono di trasformare la lingua scritta in suoni e parole ma pure il contrario, che aiutano a individuare gli allarmi sonori trasformandoli in segnali visuali. E di storie, come di persone, ce n’erano a migliaia, storie di famiglie che vivono e lavorano come tutti, con le loro difficoltà o con il mutuo a fine mese, con le gioie e i grattacapi della quotidianità a cui si aggiungono però le innumerevoli difficoltà di una barriera alla comunicazione che diventa quasi insormontabile in molte occasioni.

«Non riuscire a comunicare è un problema sottovalutato ma che può diventare gravissimo in occasioni anche molto banali», spiega Marianna Perale, assistente alla comunicazione veneziana che vive a La Spezia assieme al marito Emanuele Arzà, impiegato di banca e presidente provinciale dell’Ens della città ligure.

«In ospedale o alle poste, all’anagrafe ed in generale nelle strutture pubbliche, gli interpreti o anche solo persone in grado di comprendere la Lis sono pochissime. Una problema davvero complesso che rischia di costare caro ha chi ha un problema di salute o anche solo una raccomandata da spedire».

Ma pure con mille difficoltà i sordi italiani riescono ad integrarsi, lavorando negli uffici e nelle aziende pubbliche e private del territorio, studiando e laureandosi, come ha fatto il marito di Marianna, Emanuele, che nel 2014 ha conseguito una laurea in Scienze dell’Educazione proprio all’Università di Padova.

«Lavoro alla Cassa di Risparmio di La Spezia da circa 20 anni», ha raccontato usando la Lis, il presidente dell’Ens della città del Levante ligure. «Volevo laurearmi e ce l’ho fatta. A Padova ho trovato alcuni servizi che altrove non ci sono ma non è stato comunque facile. Sono una persona testarda e sono riuscito dove altri hanno mollato la presa ma credo che si dovrebbe fare di più.

I bambini e i ragazzi in età scolare con problemi all’udito hanno bisogno di assistenza, non tanto per comprendere

i concetti che vengono spiegati ma per capire quanto viene detto in classe. Senza un sistema di supporto ai giovanissimi, i ritardi educativi rischiano di accumularsi facendo perdere alla comunità cervelli e idee valide ed importanti».

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