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Profughi sì, ladri di biciclette no Dalla coop schiaffo al pregiudizio

Santa Giustina in Colle. Il coordinatore Tuminetti: «Erano accusati di ogni malefatta, ma poi saltavano fuori i veri colpevoli. E allora ora girano con il certificato d’acquisto delle due ruote sotto il sellino» 

SANTA GIUSTINA IN COLLE. I profughi di Santa Giustina in Colle non sono ladri di biciclette e per mettere a tacere pregiudizi e malelingue se ne vanno a spasso per il paese con la ricevuta dell’acquisto della bici accuratamente sistemata sotto la sella. La certificazione è stata ideata dalla cooperativa Lunazzurra con il coordinatore dei progetti di accoglienza, Roberto Tuninetti. «I ragazzi sono arrivati ad aprile e li abbiamo sistemati in due appartamenti di via San Francesco», racconta il cooperatore della realtà di Conselve che conta 200 soci dipendenti, «e da allora per qualcuno ogni malefatta nel raggio di 15 chilometri è diventata responsabilità di questi giovani».

Hanno tra i 18 e i 25 anni e fuggono da guerra e miseria: attendono una risposta alla loro richiesta d’asilo. Si stanno integrando, hanno le loro competenze, uno di loro fa il meccanico, un’agenzia si è fatta avanti e li vuole inserire nel mondo del lavoro. E poi amano lo sport, la corsa e il calcio: il più talentuoso di loro allena dei ragazzini del posto.

All’inizio dell’esperienza si contavano 9 ragazze e 4 maschi, ma qualche guardone ha messo le giovani in una situazione di insostenibile imbarazzo. «Si facevano la doccia, andavano in bagno, avevano la loro intimità, ma ad un certo punto si sono rese conto che dalle abitazioni vicine c’erano dei tizi che le osservavano con il binocolo. Hanno provato il senso di una violazione grave, un forte disagio, così hanno chiesto di essere trasferite».

Oggi sono 13, tutti maschi. Che corrono in bici, e pedalano per andare a fare la spesa. «Otto biciclette sono state acquistate ad un’asta del Comune di Padova, le altre sono state donate da un cittadino di Santa Giustina, felice di collaborare. Ma quando i ragazzi andavano, per esempio, al supermercato a fare la spesa sono cominciate a circolare voci fastidiose, “hanno rubato, sono arrivati a piedi ed ora eccoli in bicicletta” . Abbiamo quindi preso un provvedimento. Sotto ogni sellino ci sono i certificati dell’acquisto all’asta e quelli della donazione, nessuno deve permettersi di affermare falsità diffamanti».

Sono stati mesi scanditi da storie di ordinario pregiudizio, l’uomo nero è il colpevole per definizione. «In via San Francesco c’era stato un furto e qualcuno aveva detto che sicuramente erano stati i profughi. Alla fine le forze dell’ordine hanno trovato due nomadi con la refurtiva. Poi c’era una persona che, ubriaca, provocava disagi. Ancora una volta si è cominciato a dire che era colpa dei nostri ragazzi, salvo poi accertare
che si trattava di un indiano con problemi di alcolismo, da tempo in paese. Queste polemiche sono ridicole e non aiutano a svolgere il nostro lavoro, ma fortunatamente è il pensiero di poche persone. La maggior parte dei residenti sta cogliendo la bontà dell’esperienza e ci aiuta».

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