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«Troppe aggressioni, organici all’osso: il carcere di Padova scoppia»

La protesta degli agenti penitenziari del Due Palazzi «È diseducativo pagare 8 € all’ora i detenuti che lavorano»

PADOVA. Carenza di agenti penitenziari, carceri stracome di detenuti, aggressioni in drastica crescita. A Padova ogni settimana una media di tre poliziotti deve ricorrere a cure mediche in seguito a episodi di violenza che si verificano all’interno del carcere. Questi i motivi principali della protesta del Spp, Sindacato di polizia penitenziaria, guidato dal segretario generale Aldo Di Giacomo.

«I detenuti sono in continuo aumento, in Veneto dovrebbero essere 1.961 e invece sono 2.006, a Padova nella Casa di reclusione dovrebbero essere 438 e invece sono 596, mentre nel Casa circondariale dovrebbero essere 175 e sono 200. A fronte di questo sovraffollamento non ci sono risorse adeguate per quanto riguarda il personale. A livello regionale sono previsti 1.818 agenti ma ne sono presenti 1437 (-24%). A Padova su 434 previsti sono presenti 316.

Considerando che c’è chi svolge lavori d’ufficio il numero di agenti in carcere si riduce a 155 previsti e 127 presenti», spiega preoccupato Di Giacomo, che evidenzia il grosso problema delle aggressioni da quando un paio d’anni fa è cambiato il sistema carcerario. «Questo nuovo regime fondato sulla “vigilanza dinamica” prevede una maggior fiducia nei confronti del detenuto che non sta più chiuso in cella, è libero di girare nella sezione e ha più ore d’aria. Il problema è che sono aumentate del 300% le aggressioni, fino a 20 al giorno in Italia, 3 a settimana a Padova».

Inoltre questo nuovo sistema prevede un aumento del pagamento giornaliero del lavoro dei detenuti. «Prendono 8 euro all’ora contro i 2 euro di prima, vedendosi aumentare lo stipendio mensile a mille euro. Questo non è educativo. Bisognerebbe far lavorare tutti dandogli meno e dare benefici solo a chi realmente mostra di attenersi alle regole».

Senza parlare del problema terrorismo e radicalizzazione. «Francia e Italia sono le carceri più a rischio. Agli agenti non si fanno fare corsi di arabo e non esiste la figura del mediatore culturale. È chiaro che il rischio reclutamento è molto alto. Anche a Padova».

Di Giacomo, che terminerà la sua visita alle carceri italiane tra due sabati a Palermo, ha incontrato ieri mattina il personale del Due Palazzi.

«Al termine del mio giro chiamerò il provveditore del Veneto per lamentarmi della situazione di Padova».

Nei giorni scorsi si è festeggiato il bicentenario della Polizia penitenziaria ai quali i sindacati di polizia penitenziaria non hanno voluto partecipare per protesta: «Vogliamo evidenziare lo stato di abbandono del sistema carcerario e sottolineare il forte disagio destinato ai poliziotti veneti. Il rischio crescente per la loro incolumità fisica, l’aumento dello stress correlato al loro lavoro, il grave ritardo nell’aggiornamento tecnologico degli strumenti di ausilio alla sorveglianza, la drammatica carenza di personale pari a 8 mila unità a livello nazionale non ci permette di condividere alcun festeggiamento» ha sottolineato in una nota il coordinatore regionale del Veneto Fp-Cgil penitenziari Gianpietro Pegoraro.
 

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