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Serenissima Ristorazione, 127 in allarme

Annunciato il taglio del personale che lavora in ospedale. «Incontro urgente, i posti non si toccano»

PADOVA. Allarme occupazionale tra i 127 dipendenti di Serenissima Ristorazione, che in ospedale preparano e servono i pasti sia ai pazienti che ai lavoratori dell’Azienda ospedaliera. L’azienda vicentina ha inviato, il 26 settembre scorso, ai sindacati una lettera dove annuncia che «viene attivata la procedura di riduzione del personale ai sensi della legge 223 del 1991 (cassa integrazione, mobilità, disoccupazione), in relazione all’appalto di ristorazione dell’ospedale civile».

Nella stessa missiva Serenissima Ristorazione fa riferimento al «nuovo sistema di lavorazione che avviene dal 2010 nello stabilimento di Boara Pisani che ha comportato minore necessità di addetti in ospedale e meno ore pro capite». L’eventuale riduzione del personale o delle ore settimanali a testa per ogni lavoratore si renderebbe necessaria perché il prossimo 21 ottobre scadrà il cosiddetto Fis (Fondo Integrazione Salariale), pagato con soldi della Regione Veneto e «per il futuro non è più previsto nessun tipo d’integrazione». Nella parte finale della comunicazione, tuttavia, l’azienda vicentina si dimostra disponibile a «individuare soluzioni alternative ai licenziamenti attraverso un riproporzionamento dei contratti individuali secondo le attuali esigenze organizzative, utilizzando il meccanismo dei trasferimenti e gli attuali ammortizzatori sociali possibili».

Immediata la presa di posizione dei sindacati di categoria. «Chiederemo un incontro urgente con l’azienda» osserva Katiuscia Rostellato, della Fisascat-Cisl. «Questa è una grande sorpresa che le lavoratrici della Serenissima non si aspettavano. Siamo davanti a una lacuna legislativa sul piano degli ammortizzatori sociali. Il sistema deve essere rivisto sia da parte del governo sia da parte della Regione Veneto. Altrimenti le carenze o peggio le storture della legge finiscono per essere scaricate sulla pelle dei lavoratori».

Ancora più duro il commento della Uiltucs. «Ho letto con molta attenzione la lettera della Serenissima» sottolinea Fabio Paternicò. «Per me c’è un vizio di forma. D’altronde non è la prima che l’azienda della famiglia Putin tenta di ridurre il personale oppure di assegnare meno ore ad ogni singola lavoratrice. Già oggi lo stipendio medio delle dipendenti, occupate nella mensa dell’ospedale, arriva, al massimo, a 800 euro,
con nastri orari e pause assurdi ed illogici. La nostra risposta è unanime: l’occupazione, quasi tutta al femminile, non si tocca. Le condizioni di lavoro già oggi sono sub-umane e, quindi, non ci sono margini per un’ulteriore rivisitazione al ribasso».

Felice Paduano

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