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«Quando ti affrontano armati si fa così»

Benedetto Allia davanti al gip conferma tutto, arresto convalidato. Oggi l’interrogatorio del marocchino ferito

BAGNOLI. Benedetto Maria Allia, resta in cella, il giudice Cristina Cavaggion ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere con le accuse di omicidio volontario, tentato omicidio e ricettazione del fucile a canne mozze. Di fronte al giudice, Allia, difeso dall’avvocato Tatiana Bianco, si è preso le responsabilità di quanto fatto, ossia di aver ammazzato Francesco Mazzei e ferito, nel tentativo di ucciderlo, Yassine “Vincenzo” Lemfaddel, marocchino. L’omicida ha raccontato al magistrato che quando si viene affrontati da due persone intenzionate a farti fuori a coltellate, quello era il modo di reagire. Ossia prendere il fucile a canne mozze e sparare. Ucciderli. Poi ha aggiunto altri particolari, rispondendo punto su punto alle domande, confermando quanto aveva detto nell’immediatezza del fatto al magistrato Maria D’Arpa.

La sua ricostruzione è minuziosa: il giorno precedente a quell’incontro, ossia venerdì, era scaduto il contratto di lavoro interinale di Yassine. Lui gli aveva già comunicato, pare da qualche tempo, che non gli sarebbe stato rinnovato, il loro rapporto era da considerarsi chiuso. Allia contestava a Yassine il modo di lavorare e pure qualche furtarello di gasolio dall’auto aziendale. Sapeva che sabato mattina lo straniero sarebbe arrivato per cercare di convincerlo a riassumerlo. Lo aspettava. La sorpresa l’ha avuto quando se l’è visto di fronte con Francesco Mazzei a fargli da spalla. Sono le 10.30 quando l’imprenditore manda a casa i suoi dipendenti, in anticipo. Arrivano Yassine e Mazzei a bordo della Mercedes classe E del marocchino e la parcheggiano nel piazzale dell’azienda di Bagnoli. Il confronto dura pochi minuti. Allia ribadisce che il loro rapporto è terminato ma lo straniero estrae un coltello e lo colpisce, procurandogli ferite guaribili in 10 giorni. Sono tutti e tre dentro al capannone, vicino all’ingresso. Allia aveva preparato il fucile a canne mozze lì vicino, l’ha imbracciato con un movimento fulmineo e ha fatto fuoco, prima su uno e poi sull’altro. Mazzei l’ha freddato a pochi metri di distanza, colpendolo mentre era già girato verso l’uscita: l’ha centrato alla schiena, procurandogli un buco dal diametro di una decina di centimetri, impressionante da vedere nelle foto allegate al fascicolo d’indagine. Yassine lo colpisce con due o tre fucilate - non è ancora chiaro - ferendolo in più parti del corpo, anche al viso. Ma nessuna è mortale. Il marocchino pur ferito riesce a salire a bordo della sua Mercedes e va a chiedere aiuto al vicino bar del distributore. Dove dice «È stato Benedetto» prima di cadere a terra privo di sensi.

Ora è piantonato in ospedale, due carabinieri sono sempre presenti di fronte all’ingresso della sua stanza, la numero 6, in fondo al corridoio delle degenze della Clinica Chirurgica. Oggi dovrebbe essere interrogato dal pm nella sua stanza di degenza. Ha subìto un intervento chirurgico e le sue condizioni sono definite
ancora serie, anche se non rischia la vita e si sta riprendendo. Allia non ha risposto solo su un punto: dove si sia procurato quel fucile che risulta rubato nel 2015 a Stanghella, ma che è stato modificato successivamente, con il taglio delle canne.

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