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Mitra e caricatori in casa, arriva la condanna

Quattro anni al 29enne di Galliera Veneta, scortato fuori dall’aula il fratello che offende un giudice

GALLIERA VENETA. Due anni di pena per l’illecita detenzione di un fucile kalashnikov di fabbricazione jugoslava e altri due per la ricettazione di una costosa bicicletta. È la pena alla quale è stato condannato ieri Charli Gabrieli, 29 anni di Galliera Veneta, ieri presente in aula e scortato dagli agenti di polizia penitenziaria visto che è detenuto in carcere.

Poco prima il pubblico ministero Benedetto Roberti aveva reclamato al collegio giudicante una pena di 5 anni, definendo non credibile il fratello di Charli, che si era preso parte della responsabilità. Quest’ultimo in aula ha offeso il magistrato ed è stato quindi allontanato dal presidente del Tribunale. Il kalashnikov, sequestrato il 24 dicembre del 2015, prodotto dalla ditta Zastava con calciolo richiudibile, aveva due caricatori a banana e 55 proiettili calibro 7,62 per 39, proprio per l’arma stessa.

A Gabrieli veniva contestata anche la ricettazione di una mountain bike Specialized, modello “Work” (del valore di diverse migliaia di euro) che nascondeva nella sua abitazione di via Ca’Onorai, rubata l’11 dicembre 2015, a G.Z., 59 anni, di Camisano Vicentino. Pure questa è stata rinvenuta nella perquisizione del 24 dicembre 2015. Charli Gabrieli era stato coinvolto ad inizio anche nella “banda del bancomat” un sodalizio ritenuto responsabile di 35 colpi ai danni di istituti di credito di mezzo Veneto per un bottino complessivo di mezzo milione di euro. Lui è uno dei 18 componenti, tra i quali ci sono anche Alberto Garbin, padovano residente a Oderzo; Angelo Garbin, padovano residente a Mareno; Euclide Major, veneziano residente a Treviso e poi sottoposto all’obbligo di firma; Davide Massaroni, padovano residente a Rosà e ai domiciliari fino a ieri come Renato Pietrobon di Santa Giustina; Gionata Floriani di Selvazzano; il padovano Rodolfo Cavazza. A fine marzo tutti e 18 vennero scarcerati per decisione del Riesame visto che non venne effettuato l’interrogatorio di garanzia.

Alla banda – seppur con diverse contestazioni – viene contestata
anche la rapina messa a segno nel 2015 al Monte dei Paschi di Siena di Cittadella: il colpo fruttò 50 mila euro. Poi la tentata rapina nel marzo dello stesso anno alla gioielleria “Cinzia” a Mirabello nel Ferrarese, la tentata rapina al Credito Valtellinese ancora a Cittadella in aprile.

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