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Canapa, dal passato la nuova coltura

Aziende della Coldiretti tornano a produrla a Cervarese, a Saonara e nella Bassa

CERVARESE SANTA CROCE. Nelle campagne del Veneto si torna a coltivare la canapa. Quest’anno la superficie dedicata a questa coltura di nicchia dai mille usi è di 250 ettari in tutta la Regione, di cui 30 nel Padovano, coltivati da una decina di aziende soprattutto nelle zone di Cervarese Santa Croce, Saonara e della Bassa Padovana. A sostenere la reintroduzione della canapa in agricoltura, che era stata dismessa negli anni’60, è Coldiretti Padova in collaborazione con Assocanapa Veneto. Coldiretti punta a raddoppiare in tempi brevi la superficie per avere delle economie di scala sui costi di trasformazione e a far decollare la filiera da cui si ricavano tessuti e materiali edili, ma anche olio, vernici, cere, cosmetici, detersivi, carta e imballaggi. In un focus dedicato agli agricoltori, che si è tenuto ieri mattina a Cervarese Santa Croce, il presidente del comprensorio Coldiretti Padova Ovest, Ettore Menozzi Piacentini, ha evidenziato come la reintroduzione della canapa in agricoltura sia stata colta al volo dai giovani imprenditori agricoli con idee innovative, per ora come integrazione del reddito d’azienda. A dare impulso alla reintroduzione della canapa industriale è stato il decreto legislativo di un paio d’anni fa che esonera gli agricoltori dall’autorizzazione alla semina su larga scala e dalla comunicazione preventiva alle forze dell’ordine. Il perché questa coltivazione affascina soprattutto i giovani lo spiega Eleonora Cerasuolo, un’imprenditrice agricola che nel podere di Cervarese Santa Croce, che gestisce con il socio Leopoldo Spessato, quest’anno ha dedicato circa 2 ettari e mezzo alla coltivazione della canapa. «È una coltura di nicchia di grande valore, soprattutto per chi come noi punta molto sul biologico», afferma la giovane. «La canapa non ha bisogno di irrigazione e di trattamenti chimici e questo per noi è uno dei motivi cardine per seminarla. Si tratta, inoltre, di una pianta che elimina i residui chimici lasciati nel terreno da altre coltivazioni. Per ora viene usato solo il seme, il resto della pianta viene lasciato sul campo come concime. Presto, grazie a Coldiretti, speriamo decolli la filiera così avremo la possibilità di produrre una serie di derivati ecosostenibili, come gli eco-mattoni per la bioedilizia, il pellet per il riscaldamento che
assicura una combustione pulita e, grazie alla grande resistenza della fibra, anche tessuti». A margine del convegno di ieri è stata mostrata la raccolta in campo aperto con la mietitrebbia di quella che in dialetto veneto una volta si chiamava “canego”.

Gianni Biasetto

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